O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Archivio per la categoria ‘Ecologia’

Letture estive, Hunger Games

Pubblicato da oronero su 11 luglio 2012

Ispirata dai cartelloni per il film “Hunger Games” che avevo visto in giro per Milano qualche mesetto fa, quando ho visto il libro nella libreria dell’aeroporto di Stoccolma, ho pensato che leggerlo potrebbe essere un ottimo modo per tenermi à jour con la cultura giovanile, che mi sta comunque entrando in casa a un ritmo crescente. È presto, ma meglio prepararsi in tempo. Leggi il seguito di questo post »

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Crollo della sanità in Grecia

Pubblicato da oronero su 26 giugno 2012

Le notizie dalla Grecia sono sempre più preoccupanti. Ho ricevuto notizie anedottali che sulle isole vacanziere si continua la vita di sempre, caffè al bar, tranquillità, e fior di case in costruzione, certamente con i contributi dell’UE. Ma nelle grandi città, e specificamente negli ospedali, la situazione pare disperata.

In Europa secondo la WHO ogni anno muoiono (pdf) 25.000 persone di batteri resistenti agli antibiotici. Una situazione con crescita fra poco esponenziale. Leggi il seguito di questo post »

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Troppo lardo per la lotta?

Pubblicato da oronero su 22 maggio 2012

L’articolo wikipedia che parla delle proteste greche purtroppo non ci dice molto sulla distribuzione di età, sesso e ceto sociale dei manifestanti. Un riferimento dice “giovani e over 40 con famiglie”, un altro che i manifestanti erano distribuiti su tutte le età e disponibilità economiche.

Se io dovessi indovinare sulla demografia di chi sta cercando di manifestare pacificamente in piazza Syntagma, direi che è più presente la classe media, quella che ha tutto da perdere. Infatti, gli scioperi riguardano:

Greek unions, including those whose members dominate the country’s health, transportation, education, and government jobs began a 48-hour strike…

Journalists and a number of artists also stopped working in solidarity with the protest. Leggi il seguito di questo post »

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Uno primo sguardo sulla demografia italiana

Pubblicato da oronero su 20 maggio 2012

I post sull’obesità presente e futura del popolo americano ma non solo, visto che l’Italia è il paese più obeso dell’Europa, mi ha fatto riflettere sulla piramide demografica italiana, e le cose che si possono indovinare sul futuro guardando questi interessanti dati. Dati scaricabili da Istat, situazione al 1 gennaio 2011.

Eccoci qua la piramide, o meglio vaso cinese demografico, maschi in blu e femmine in rosso, anno per anno:

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Too fat to fight

Pubblicato da oronero su 16 maggio 2012

Alla fine del video sull’obesità nel post precedente, diventa chiaro che la storia sull’obesità non finisce con il nastro trasportatore, o il crollo del sistema sanitario. Il problema riguarda anche la polizia e i vigili del fuoco che avranno difficoltà a reclutare giovani adatti ai lavori di vigilanza e sicurezza, e riguarda immediatamente la difesa del paese. Al minuto 1:05 ci viene spiegato che il 27% dei giovani che cercano di entrare nelle forze armate americane è troppo grasso.

Cercando di verificare questo ultimo spaventoso dato, ho trovato il sito Mission: Readiness, una NGO di militari in pensione che lavorano per assicurare la sicurezza del paese. Sul sito si trova un documento  del dipartimento di difesa, dal titolo geniale “Ready, Willing and Unable to serve”.

Il problema va molto oltre i 27% di giovani grassi. Ben 75% dei giovani americani non è in grado di entrare a far parte delle forze armate. I motivi sono incapacità di finire il high school (25%) e le fedine penali di tutto rispetto (10%). I 16% di giovani normopeso con diploma high school e senza passato criminoso che non vengono accettati o non sono stati in grado di completare i test di matematica e lettura delle forze armate, o sono afflitti da altri problemi di salute: vedono male, sono astmatici, sentono male, oppure sono drogati sin dall’infanzia grazie a una delle diagnosi acronimici di moda.

Bisogna sottolineare che quando si parla di high school non è certo il liceo classico, ma piuttosto due anni della più basica scuola tecnica. A 16 escono dalla scuola senza fare addizioni, sottrazioni, tabelline e divisioni, e non capiscono un semplice testo.

Neanche la recessione riesce a riempire le file di giovani dei ceti più poveri che tradizionalmente cercano di migliorare la vita lavorando e studiando nel militare:

“We cannot rely on a continuation of what may be the worst recession since the Great Depression to ensure that America has enough qualified men and women to defend our country.”

Dallo stesso sito si può scaricare un altro report dal titolo spiritoso: “Too fat to fight”. Il testo semplicemente vuole fare un appello al congresso per togliere dalle scuole il cibo ad alto contenuto calorico ma senza nutrienti.

“Once again, America’s retired military leaders are alerting Congress to a threat to national security. The basic fact is that too many young American men and women are too fat to fight.”

Ok, rimangono 25% di giovani tra i 17 e 24 anni che potrebbero difendere il paese, se avranno voglia. A quanto pare sono gli stessi 25% che dovrebbere completare studi più avanzati, trovare lavoro e creare famiglie, pagare tasse, mandare avanti il paese.

Sembra proprio che l’obesità degli americani sarà il più grande movimento per la pace mai visto.

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Peak salute

Pubblicato da oronero su 16 maggio 2012

Prima: Per motivi multipli ultimamente non riesco a dedicare il tempo necessario per scrivere regolarmente sul blog. Mi dispiace.

Comunque, questa mattina su  ZH ho trovato un’articolo con video che parla dell’epidemia di obesità che sta colpendo gli Stati Uniti. Il problema non è certo una novità, solo che ora si sono accorti di alcuni problemi legati all’obesità che prima non venivano considerati perché l’obesità era legato a fasce sociali deboli e senza voce politica.

Il video è un documentario prodotto dalla HBO, e fa parte di una serie di quattro. Il primo:

A nessuno è estraneo l’immagine dell’americano così ciccione che non riesce ad attraversare il supermercato, o Disneyland Orlando per esempio, senza l’aiuto di un golf cart elettrico. A questo punto 69% degli americani sono sovrappeso o obesi. Ca il 30% degli americani hanno un BMI sopra 30, la soglia per obesità.

Ma fino a un decennio fa il problema riguardava le zone urbani e rurali più povere, come il Bronx a New York e il cosiddetto profondo sud. Oggi quella relazione lineare tra povertà e obesità non esiste più. In tutte le fasce di guadagno gli americani sono ingrassati, ma le fasce abbienti sono ingrassati più in fretta, fino a praticamente distribuire la ciccia come una bella coperta democraticamente su tutto il paese.

Ovviamente con pesantissimi ripercussioni sull’economia del paese, con reazioni ipocritiche dei politici al seguito. Ormai le città sono incamminabili, i sobborghi non posseggono né marciapiedi né piste ciclabili. La famiglia media americana guarda più di 8 ore di televisione al giorno, di cui la metà è pubblicità per bibite zuccherati oppure cereali – cioè qualche specie di croccantini di glutine arricchito con fruttosio (“con fruttosio!”), uno zucchero molto più pericoloso del saccarosio,  oli vegetali, aromi sintetici, vitamine sintetici, e coloranti sintetici.

E a perderci sono tra l’altro le case assicuratrici, che per preservare i loro margini di guadagno devono chiedere premi più salati agli obesi, perché questi, a differenza dei normopesi, misurato come BMI – body mass index, in effetti si ammalano abbastanza spesso. Diabete 2 che porta a problemi circolatori con cecità e amputazioni, trapianti di vari organi interni rovinati da strati di grasso, cuori che non reggono, arti che non reggono e che devono essere sostutuiti, e infine problemi di fertilità.

L’obesità costerebbe ca 150 miliardi di dollari all’anno. La metà di questi viene pagata dalla sanità pubblica, Medicaid e Medicare. Questo per una generazione che era normale da bambini. Ormai però il 19% dei bimbi americani sono obesi, creando grosse preoccupazioni per il futuro:

Skyrocketing health care costs we don’t have solutions for…

Our position in the world…we have been weakened by this overweight problem that we have…

Ah già. Sono ormai così grassi che non riescono a lavorare.

We’re going to have a productivity crisis.

Semplicemente non ci saranno persone abbastanza sane da assumere. E le aziende, come gli assicuratori, chiedono ai sovrappeso contributi maggiori per tutelarsi.

Siccome l’Europa segue sempre i trend statunitensi, possiamo aspettarci anche qua costi maggiori per chi decide di pesare sui conti pubblici. Se in forma di imposte sui cibo-spazzatura o in forma di ticket salatissimi dipende da quanto sarà forte il lobby alimentare.

Visto che è difficile qualificare il cibo-spazzatura, io scommetto sul ticket, o forse una combinazione di ticket e imposta. Perché se oggi i 5 milioni di obesi italiani costano 8, 3 miliardi all’anno, i 20 milioni del 2025 costeranno 33 miliardi.

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La costante di Marchetti e l’area C

Pubblicato da oronero su 1 marzo 2012

Le risposte al post “Stravince la bici” si possono riassumere con la sensazione che i lettori trovano tutto bello e utile ma però…detto ciò…se tutti lo farebbero…bello, ma nel mio caso è impossibile…etc etc.

Gli do ragione, personalmente non mi metterei mai su una bici due ore al giorno. Ovviamente perché non ne ho bisogno, come probabilmente la maggioranza dei miei lettori non ne hanno bisogno. Altrimenti probabilmente lo farei, come anche loro lo farebbero.

E perché tanta resistenza? Mi viene da chiedermi se tutte le scuse sono proprio scuse, e che in realtà si tratta di una neolitica resistenza allo stare allo scoperto per tempi prolungati.

Nel 1994 il fisico italiano Cesare Marchetti ha pubblicato il lavoro “Anthropological Invariants in Travel Behaviour“, che dimostra come gli spostamenti personali sono molto più regolati da istinti di base che da ragionamenti economici, dando origine al termine la costante di Marchetti. Secondo Wikipedia la costante dà il valore di 1,5 ore giornaliere come tempo massimo accettato da noi umani per gli spostamenti. Da sempre, 10.000 anni fa, ma anche oggi.

L’istinto primario di un animale territoriale come l’uomo è l’espansione del territorio, che dà accesso a più risorse e opportunità. Ma muoversi su un territorio vasto è molto costoso, sia perché richiede un’enorme investimento in energia, che per i pericoli che attendono lungo la strada.

Secondo Marchetti esistono alcuni parametri che collaborano nel determinare i nostri spostamenti. Il primo è il tempo medio passato in viaggio al giorno, il secondo è l’istinto di grotta che ci dice di esporci all’aria aperta il meno possibile – in Atene si sta a casa il 75% del tempo, negli USA 68%, probabilmente dovuto ai trasporti leggermente più lunghi. Marchetti cita i lavori del biologo Zahavi che ha trovato, a livello globale, una straordinaria conformità dell’istinto per viaggio che è indipendente da cultura, religione, urbanizzazione.

Zahavi aveva raggiunto la conclusione che ovunque sulla terra la media temporale per gli spostamenti è di ca un’ora, al giorno. Anche per gli incarcerati, che camminano in cerchio dentro la prigione. Un’ora.

Con una media di 5km/h l’uomo ha un raggio di 2,5 km, che corrisponde anche al raggio più largo delle mura delle antiche città di Roma, Marrakech e Vienna. E della circonvallazione esterna di Milano. Oggi questo raggio di 2,5 km è presente in tutte le società agrarie del mondo. Le grandi città di oggi si sono espansi man mano che i mezzi di trasporto diventavano più veloci. Potete verificare da soli su google maps per Roma e Berlino dove finisce il raggio dei 20km, il limite raggiunto con l’arrivo della macchina, che indicia una velocità media di 40km/h per il traffico urbano.

Un grafico interessante che rubo dal report è il chilometraggio medio del parco macchine statunitense dal 1935 al 1990. 9.400 miles all’anno, 15 mila km ca, con due piccoli picchi durante WW2 e la crisi energetica degli anni ’70, quando il minor numero di macchine disponibili hanno dovuto fare qualche km in più:

Allo stesso tempo gli americani non hanno aumentato il tempo medio passato nella macchina, cioè un’ora, il che ci dice che è dai tempi di Henry Ford che la velocità media si aggira intorno ai 48km/h, cioè poco più dei 40 km/h previsto per gli spostamenti urbani in macchina.

Una curiosità: Sempre negli Stati Uniti, il tasso mortale per incidenti automobilistici non è mai cambiato dai tempi di Ford:

La media di 22 persone pro 100 mila regge ancora oggi. L’autore si chiede se quello che vediamo rispecchia anche un istinto di base per quanto riguarda la gestione del rischio.

Un’altra conclusione di Zahavi/Marchetti è che l’uomo è disposto a spendere il 13% del reddito disponibile nei trasporti. Se con un reddito di 1400 si spende 530€ siamo a 38% del reddito, molto oltre la soglia di dolore. I 25€ spesi al mese per la bici sono il 1,8% del reddito, liberando 1800 € per gli spostamenti durante weekend e viaggi.

Il problema sono i 446 ore spese in bici per andare al lavoro. Se la costante di Marchetti dice massimo 1,5 ore al giorno, rimangono ca 100 ore all’anno per gli altri spostamenti, o meno di 2 ore ogni weekend. Sicuramente ampiamente superati.  Ed è qua che il nostro istinto troglodita dà torto al ciclista.

In questo contesto dobbiamo anche vedere le recenti introduzioni di tasse automobilistiche indirette per accedere ai centri storici europei. Quando una certa élite politica ed economica non ce la fa più in 30-45 minuti ad accedere ai posti di lavoro, è ora di ridurre il traffico con mano pesante. A Stoccolma ha funzionato, e anche a Milano. 5€ x 21 gg fanno 105€, che sommato a quei 535€ del mio esempio fanno 640€. 640€ / 13% = uno stipendio di 4923 € mensili, per sopportare 5€ di tassa “area C” senza rinunciare al consumo di altre cose. A Rio de Janeiro e Sao Paulo la stessa élite, sapendo che non sarebbe stato possibile tassare la nuova classe media senza perdere lo status di élite, ha scelto di spostarsi in elicottero dai tetti dei grattacieli.

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Fisiocrazia/ON

Pubblicato da oronero su 27 febbraio 2012

Questo inverni i greci sono andati giù pesanti sulle proprie foreste. Tagliano gli alberi in misura crescente da usare nelle stufe, perché gli olii combustibili usati per scaldare le case greche costano il doppio di qualche anno fa. Gli ecosistemi forestali non sono ancora minacciati, ma nel 2011 sono stati denunciati 1500 casi di abbattimenti illegali. Già ai prezzi attuali ogni anno si perdono il 10% dell’area forestale, e il futuro delle foreste sembra molto incerto in mezzo a disoccupazione di massa e economia in contrazione galoppante.

L’ambiente relativamente buono di cui gode la Grecia con ca 30% del territorio nazionale coperte da foreste, nonostante l’alta densità della popolazione di 84 persone/km2 è quindi minacciato dalla neopovertà. Il paese non è mai stato tra quelli che attraggono con forza materie prime a basso costo per la produzione industriale di prodotti i cui prezzi finali di gran lunga superano il valore delle materie prime che li compongono. Creando l’attivo della bilancia commerciale. Come la nazione industriale Italia e i suoi notevoli 35% di foreste con 200 persone pro km2. O la nazione industriale Svezia, 69% del territorio nazionale coperto di foreste con 21 persone/km2, e un bisogno di riscaldamento che supera ampiamente quello della Grecia.

L’ambiente buono di questi tre paesi, nei loro rispettivi limiti geografici e fisici, è stato reso possibile da due secoli di uso di combustibili fossili. Solo così abbiamo potuto liberare le nostre foreste da millenni di deforestazione per scaldare le case e liberare terreni per sfamare la popolazione in crescita. La Svezia oggi ha ca il 60% più foresta di cento anni fa. In Italia le foreste negli ultimi 25 anni sono cresciuti del 20%. Il merito è sia dei guadagni di efficacia dell’agricoltura nazionale, sia dallo spostamento di agricoltura nazionale in paesi dove terreno e manodopera costano meno che da noi. In Svezia l’esportazione di prodotti forestali è diventato uno dei pilastri dell’economia.

Durante gli ultimi 200 anni le regioni industrializzati del mondo hanno vissuto di combustibili fossili, sviluppando teorie economiche distaccate dai limiti fisici che ci impone la superficie terrestre produttiva.

Ora le nazioni, dai quali eravamo abituati a comprare ferro e petrolio e rame e riso a basso costo, la Cina, l’India, il Brasile, e perché no, l’Australia, anche lei intesa come fornitore e sostenitore dell’economia dell’impero britannico, vogliono sviluppo. Lo stesso sviluppo che abbiamo avuto noi, rinunciando alla fisiocrazia e scambiando inequamente proprio con questi paesi le materie prime che poi gli venivano rivendute in forma di aumentata entropia.

La Grecia sta già spolverando la fisiocrazia, come primo paese del vecchio occidente. Rinunciano al fossile, cercano di vivere dai flussi e fondi che il sole ci ricrea ogni anno. Ma scopriranno presto che l’iraggiamento solare, falde aquifere, terreni ecologicamente produttivi che bastavano a 1 milione di persone non bastano per 10 milioni.

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Psicologia del picco energetico

Pubblicato da oronero su 15 febbraio 2012

Leggo molto, tanti libri tecnici dei più svariati argomenti, anche se ultimamente sta apparendo narrativa post-picco che mi interessa, e tantissimi blog. Leggo blog di economia e clima, e blog di peak oil, e molte altre cose che non c’entrano qua. Leggo alcuni giornali online per non farmi sedurre da allarmismo e complotti, anche se i giornalisti usano un linguaggio troppo morbido per me: i fatti ci sono, ma non abbastanza nero su bianco. L’unico giornale che stimo, se si può usare questa parola in un contesto linguistico, è il Financial Times, al quale sono abbonata online, appunto perché non usano parole morbide. Leggi il seguito di questo post »

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Tecnomassa

Pubblicato da oronero su 31 gennaio 2012

Dentro di noi non abbiamo dubbi che la società industriale basata sui combustibili fossili si avvicina alla sua fine. Le guerre nel medioriente e la crisi climatologica sono lati diversi della stessa moneta. I problemi con l’importazione di energia a basso costo per continuare l’esportazione di entropia, nella sua metafora attraente ordine – disordine, per esempio in forma di emissioni di anidride carbonica, sono sempre più insostenibili ed evidenti. Leggi il seguito di questo post »

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