I numeri della rivoluzione
Pubblicato da oronero su 27 giugno 2012
È uscito il report di Maugeri, scritto come fellow all’interno del “The Geopolitics of Energy Project” del Belfer Center del Kennedy School of Government di Harvard. Il Belfer Center è finanziato in parte dalla BP, quindi Maugeri è finanziato dalla BP. L’anno è il 2012, elezioni americane, con tutto quello che significa per il prezzo della benzina al pubblico americano.
Il report si intitola OIL: THE NEXT REVOLUTION e estrapola una produzione petrolifera per il 2020 di 49 milioni di barili sopra gli attuali 93. Dopo che Maugeri detrae barili dovuti al mancato completamento di alcuni progetti, il numero scende a 29 milioni di barili.
Poi il nostro fellow aggiunge la depletion rate, nel glossario del documento descritto come “Il declino naturale della produzione di un giacimento dopo anni di produzione. Potrebbe essere parzialmente compensato dalla crescita delle riserve.” Questo ci toglie più di 11 milioni, e l’aumento quindi si ferma a 17,6 milioni di barili. In più, di produzione giornaliera, rispetto a oggi.
Un documento della UK Energy Research Centre del 2009 ci dà il depletion rate per giacimenti maturi a 6,5% globalmente e la media di tutti i giacimenti in produzione 3 anni fa a 4%. Nel 2009 significava che ogni anno bisognava aggiungere 3 milioni di barili di produzione giornaliera solo per rimanere allo stesso livello di produzione. Questo obiettivo è stato raggiunto con lode.
Gioco con i numeri. Se per esempio uso i dati BP dal 1965, iniziando con una produzione di 31,8 milioni, un depletion rate annuale di 4%, poi facendo la differenza con l’anno seguente, mi viene che in media ogni anno sono stati aggiunti 3,666 milioni di barili fino al 2011. Dagli 83,6 milioni del 2011 detraggo 4% e aggiungo 3,9 et voilà che vengono fuori 84,2 milioni per il 2012. Estrapolo nel 2020 e avrò 86 milioni.
Stesso esercizio con numeri EIA: inizio con 63,9 mbd nel 1980, detraggo 4% e in media fino al 2011 vengono aggiunte 3,6 milioni di barili. Finisco con 87,1 milioni nel 2012, e 88 mln nel 2020.
Maugeri nei suoi calcoli include tutti i liquidi, ovviamente anche etanolo e biodiesel e così arriva a una produzione globale di 91 milioni di barili per il primo trimestre del 2012 e a 89 milioni nel 2011. Applico i -4% sugli 89, restano 85,44. Impressionante, una differenza di 5,5 milioni con i 91 di oggi.
Si vede che sono i petroli non-petroli a crescere più rapidamente.
Ma se inizio la mia serie à la Maugeri nel 2011 con 89 milioni, con una depletion rate di 4% e 5,5 milioni di barili di aumento di produzione giornaliera ogni anno finisco nel 2020 con 104 milioni. Non con 110. Me ne servono altri 6.
Infatti l’autore dice, p. 20:
Throughout recent history, there is empirical evidence of depletion overestimation. From 2000 on, for example, crude oil depletion rates gauged by most forecasters have ranged between 6 and 10 percent: yet even the lower end of this range would involve the almost complete loss of the world’s “old” production in 10 years (2000 crude production capacity = about 70 mbd). By converse, crude oil production capacity in 2010 was more than 80 mbd. To make up for that figure, a new production of 80 mbd or so would have come on-stream over that decade. This is clearly untrue: in 2010, 70 percent of crude oil production came from oilfields that have been producing oil for decades.
Applicando la formula per il declino esponenziale q =qi x e –Dt, con qi =70 milioni, t = 12 e D=6% all’anno finisco con una possibile produzione q di 34 milioni al giorno nel 2012. Come sappiamo, non è esattamente andato così.
Esattamente come Maugeri è andato da 70 a 0 in 10 anni non mi è chiaro. Ma non importa, se si tratta di trovare altri 80 milioni in 10 anni, o 57 milioni in 12 anni, al netto del declino, sempre impossibile è. Quindi dovrebbe avere ragione quando dice che evidentemente la depletion rate è molto più bassa. Infatti continua:
I did not find evidence of a global depletion rate of crude production higher than 2-3 percent when correctly adjusted for reserve growth.
Nel mio file excel riduco la depletion rate a 2%. Iniziando come Maugeri nel 2011 con 89 milioni. Meno 2% sono 87,2. L’aumento al 2012 si fa meno spettacolare, soli 3,8 milioni. Ma così nel 2020 ho sempre solo 105,6 milioni. Dove stanno gli altri 5 milioni?
Lascio l’aumento netto 2011-2012 a 3,8 milioni, e manipolo quello che sarà la media futura per arrivare sopra i 110 nel 2020. Così trovo che i miei barili mancanti stanno in 4,5 milioni di aumento di produzione giornaliera che evidentemente dobbiamo aggiungere ogni anno dopo il 2012.
Faccio un passo indietro. Dati BP. Dal 1965 con una depletion rate del 2% invece dei 4%, in media abbiamo aggiunto 2,4 milioni di barili netti all’anno. Questo mentre trovavamo ancora elefanti con produzioni di decine di migliaia di barili al giorno. Dati EIA dal 1980, un aumento netto di 2,2 mln al giorno.
Graficamente il tutto si presenta così:
La zona rosa è fantasyland, ovvero il futuro.
Sarà che Maugeri ha una base dati del tutto speciale, con dati plausibili per ogni singolo pozzo sulla Terra, e lui è l’unico ad aver mai avuto accesso a tutti questi dati. Ma io mi permetto di dubitare fortemente che d’ora in poi ogni anno aumenteremo di 2 milioni più della media degli ultimi 50 anni. Con pozzi che danno 100 barili al giorno, trovando da 10 a 100 volte le persone disposte, ma soprattutto capaci, di lavorare nel campo petrolifero.
Come già detto, anno di elezioni. BP certamente avrà un sacco di sussidi anche negli anni a venire per tirare fuori tutta questa meraviglia.



Giorgio Ansan detto
Maugeri sembra lo Yergin italiano. Naturalmente è un’economista e come dici tu l’economia non è una scienza e non lo sarà ami fino a quando non si fonderà sull’ecologia (e quindi sulla fisica, chimica, biologia e geologia).
Ma il declino sul piano termodinamico della civiltà industriale farà il suo corso nonostante i desideri di continuare a gozzovigliare con energia abbondante di gente come Maugeri (basta vedere la sua faccia per capire che tipo è).
medo detto
I suoi dati, assolutamente fuori dalla realtà ed epurati dai numeri sullo “yet-to-find oil” che è giornalismo scandalistico e non scienza, COMUNQUE confermano un sicuro stallo e poi un calo drastico della disponibilità di petrolio pro-capite planetaria già nel prossimo triennio. Alla faccia dell’ottimismo, basta leggere una seconda volta i suoi dati per vederci confermata la fine del petrolitico…
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