O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Razionamento diesel

Posted by oronero su 19 marzo 2012

Quando in settembre ho capito che avrei avuto bisogno di muovermi ogni tanto in macchina, e che non mi interessava né car pooling né noleggio, perché non abbastanza flessibili, mi sono messa come di consueto a fare dei calcoli per capire se conveniva diesel o benzina. Che non sarebbe stata elettrica è ovvio.

Con le distanze che faccio non c’era nessun motivo per prendere una diesel, di qualsiasi modello, invece della versione benzina.  2.000 € in più se non 3.000 sul prezzo – anche se usata, manutenzione più onerosa, nessun interesse a rivenderla su un mercato convinto che solo il diesel valga, l’assicurazione più cara, tutte considerazioni che pesavano negativamente sul lato diesel.

Poi però, da picchista, mi sono detta che in fondo il diesel conviene perché lo puoi produrre anche senza petrolio. Se nel 2030 non esiste più il mercato esportazione del petrolio, è ragionevole pensare che già fra qualche annetto ci siano razionamenti della benzina. Ancora non abbiamo inventato la macchina del tempo. Quindi non possiamo spedire indietro nel tempo 40 milioni di anni la quantità di denaro necessaria per aumentare la produzione alla fonte, con una sana operazione domanda/offerta.

Con un razionamento della benzina possibile, meglio forse comprare una macchina diesel: Soia, colza, mais, grassi animali, olio commestibile usato. Tutto può alimentare il motore diesel. Anche se quello fatto con olio commestibile meglio usarlo solo in Hawaii che a Stoccolma, perché d’inverno si solidifica.

Tutti i motori diesel in Europa e anche gli US devono accettare come minimo 5% di biodiesel, e la Scania produce motori che arrivano al 100% sin dal 1996. È probabile che non siano i motori diesel a essere il problema ma piuttosto altre parti collegati al motore. Cioè anche se la macchina non è certificata biodiesel 100%, il motore stesso non avrebbe problemi. Lasciando a parte il discorso etico dei terreni agricoli riservato ai combustibili. Siamo già talmente oltre.

E li ero già bella convinta del diesel. Se non fosse per qualche perplessità. Se di solito sono convinta che tutti sbagliano sempre, anche in questo caso dovrebbero sbagliare. Quindi comunque benzina?

Il ragionamento iniziava dalla Scania. I camion che trasportano tutte le nostre merci, materie prime e anche il nostro cibo in giro per Europa hanno bisogno di diesel. E il parco macchine europee, sempre più diesel. Ultimamente sembra che non ci sia nessuno che compri macchine a benzina.

I prezzi diesel in Italia hanno quasi raggiunto il livello della benzina, la differenza è di soli 9 centisimi ca. In Svezia durante l’autunno scorso il prezzo del diesel ha superato quello della benzina. I 5 centesimi di dfferenza hanno generato articoli sui giornali nazionali.  Adesso in primavera la situazione è tornata normale nel senso che la benzina costa di nuovo più del diesel. Diesel più caro della benzina era accaduta prima soltanto durante l’inverno 2007-2008.

Secondo l’articolo svedese di novembre il motivo della corsa del diesel è la mancanza di capacità produttiva delle raffinerie europee, insieme al rinnovo del parco macchine europee, sempre più diesel. Un decennio di prezzi diesel bassi e motori diesel sempre più efficaci hanno indotto i consumatori a eguagliare diesel con risparmio.

Ma non è così, come abbiamo potuto vedere già due volte. L’economia del 2007 non tornerà mai più, ma è bastata una finta ripresa per spingere il diesel insù durante l’inverno passato. Per far abbassare di nuovo il diesel ai prezzi convenienti ci vorrebbe una nuova crisi finanziaria, come quella che ha corretto i prezzi diesel 3,5 anni fa, quando per alcuno mesi l’industria europea ha recitato al rallentatore.

Alla fine ho preso una macchina a benzina fidandomi di alcuni noti controindicatori, di cui la mia stessa propensità verso il diesel. (E poi è ovvio che non potevo perdermi l’offerta di una A-Klasse a 4000€ con soli 10mila km alle spalle.)

Ed è questa settimana con soddisfazione un poco amara che vedo che Aleklett mi dà ragione. È uscito su una rivista di economia e investimenti un articolo dal titolo leggermente minaccioso “La minaccia razionamento del diesel”. Oggi pare sia anche uscita sul blog in inglese.

Praticamente Aleklett è convinto che se vuoi guidare fra 10 anni devi comprare una macchina a benzina. Questo perché negli ultimi 5 anni la produzione di petrolio è solo leggermente aumentata, ma la quantità di petrolio sul mercato libero è diminuita drasticamente.  In soli 5 anni più di 8% del petrolio è sparito dalla piazza, perché i paesi produttori lo tengono sempre più stretto.

Questo mentre Chindia&Co ha aumentato l’importazione di 3 milioni di barili al giorno. L’area OCSE ha perso 15% del petrolio liberamente acquistabile.

La difficoltà di reperire petrolio a basso costo, e la mancanza di compratori dei prodotti petroliferi in una Europa in recessione ha già chuiso parecchie raffinerie. Ma un conto è la benzina per le macchine dei privati, un conto è il diesel per l’industria alimentare, agricola, manufatturiera, logistica. Secondo un  manager delle raffinerie Preem, l’impresa svedese piú grande del settore, con una capacità di 18 milioni di m3 all’anno, oggi in Europa mancano all’appello 30-40 milioni di metri cubi di diesel.

Il diesel mancante viene comprato negli Stati Uniti, che poi da noi compra la benzina che serve agli americani. Un equilibrio delicato che potrebbe rompersi se gli americani cominciano a scommettere seriamente sul diesel.

La conseguenza delle necessità dell’industria, della mancanza di raffinerie, e della probabile domanda futura statunitense secondo Aleklett è un razionamento del diesel entro 10 anni. La IEA per il 2012 stima un’aumento della domanda per il diesel a 1,6%.

Cosa arriva prima allora, razionamento diesel o benzina?

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22 Risposte to “Razionamento diesel”

  1. [...]  ORONERO (Anna [...]

  2. andreaX said

    Hai fatto bene a comprare un auto a benzina, pe ril semplice fatto che se vuoi puoi convertirla a gplo metano, cosa che con il diesel non puoi fare.
    Io ho da dieci anni un auto diesel, la uso poco perchè vado al lavoro con i mezzi pubblici, l’auto va ancora bene ma con questi rincari sto seriamente cominciando a pensare di comprarmi un auto nuova con l’impianto a gas di serie.

  3. Anna, io riconsidererei l’idea del picco della produzione. Le nuove tecniche di estrazione sperimentate in USA stanno dimostrando sul campo che di petrolio estraibile a prezzi interessanti (sembra tra i 25$ e i 45$, ma è un segreto industriale difficile da ottenere), ce ne sia abbastanza per i prossimi 50 anni (almeno per le esigenze degli Stati Uniti.

    Il problema è l’impatto ambientale connesso alle tecniche di frantumazione idraulica. In Europa si stanno aprendo le danze del Fraking in Polonia. Poi si vedrà.

    E’ vero, per ora in Europa abbiamo un brutto problema di approvigionamento di Greggio, infatti importiamo dagli USA (che nel frattempo sono diventati esportatori netti di prodotti raffinati, visto che possono accedere alle riserve saudite. Sai con le portaerei è più facile…).
    Non credo sia una situazione che durerà molti anni.

    • oronero said

      Segreto industriale difficile da ottenere?
      Ieri ho visto un unicorno…
      scherzi a parte Paolo, i picchisti non parlano del picco di produzione ma del picco del flusso di produzione. Anch’io in un post precedente ho dimostrato come non siamo minimamente in picco.
      È ovvio che potremmo andare avanti ad aumentre la produzione – se volessimo spendere più di quanto sono gli attuali margini di guadagno. Solo negli US le riserve di shale oil sono intorno ai 2 mila miliardi, da paragonare al petrolio tradizionale – 31 miliardi. Quando le vedrò trasformate (cioè lo shale oil) in petrolio al ritmo di 17 milioni di barili al giorno ci crederò. Anche agli unicorni.

      • Mah per ora, le previsioni di Bentek danno un aumento della produzione da Shale Oil intorno ai 3,1b al giorno entro la fine del 2016 considerando Canada e Stati Uniti. Dico per ora perchè il flusso di investimenti su questo settore si sta facendo selvaggio.

    • Paolo B. said

      Lo shale oil ha un impatto ambientale elevatissimo (causa fracking) e costi di estrazione che viaggiano intorno ai 50$/b, anche se Halliburton (bontà sua) sostiene che le trivelle di prossima generazione abbatteranno i costi. Ovvio che l’EROEI sia scarsino.
      Il problema che si pone non è se il picco della produzione sia alle nostre spalle o se vi manca poco, quanto piuttosto quantificare il prezzo ambientale salatissimo per evitarlo, ricorrendo appunto alle tecniche di frantumazione della roccia per estrarre altro puzzolente liquido nero.
      I disastri ambientali saranno una caratteristica costante dei prossimi anni ma la iattura peggiore è che pochi anni ancora di devastante (per l’ambiente) economia petrolifera potrebbero portarci all’estinzione.
      E nonostante tutto tanti media servili e tanti idioti tra la gente comune continuano a osannare la continuazione dello stile di vita petrolifero…

      • Esatto il punto non è il picco, ma i danni all’ambiente.Purtroppo la questione del picco è stata troppo usata da alcuni ambientalisti per sostenere le rinnovabili. Se poi il picco non arriva la perdita di credibilità che ne consegue depotenzia la lottA per l’ambiente.
        Occhio però, non impossibile migliorare le tecniche di estrazione “fraking” anche in senso ambientale (magari usando meno prodotti chimici dannosi). Le crociate a prescindere non servono a nulla.

    • Paolo B. said

      La tecnologia non è magia e quindi ha i suoi limiti. Ergo, l’evoluzione tecnologica non può sostenere all’infinito un paradigma energetico tossico per l’ambiente. Inoltre trasformando ancora in CO2 gassosa gran parte dell’anidride carbonica intrappolata nella crosta terrestre sottoforma di petrolio in centinaia di milioni di anni, porterebbe ad alterare la composizione dell’atmosfera in maniera irreversibile e con effetti imprevedibili allo stato attuale della ricerca.
      Il prolungamento dell’economia petrolifera sarebbe la nostra pietra tombale come specie.
      Ho semplicemente i brividi se penso alla possibilità che lo shale oil possa inaugurare una nuova era petrolifera. Spero vivamente che EROEI e limiti ambientali lo releghino nel mondo delle bufale.
      E nonostante i proclami trionfali dei soliti media sullo shale oil, gli USA si guardano bene dal mollare il petrolio mediorientale.
      Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio?

      • Qualche settimana fa ho assistito alla conferenza del geofisico Gianluca Lentini presso il planetario di Milano, il titolo era “Il sistema Terra e il cambiamento climatico”. Lentini ha spiegato che se anche arrestassimo dall’oggi al domani l’emissione artificiale di CO2 la temperatura sulla Terra, mari compresi, continuerebbe ad aumentare ugualmente per altri 150 anni, proprio per la CO2 già presente nell’atmosfera.In partica ha detto che l’obiettivo degli scienziati attualmente non è più arrestare il global warming (obiettivo insostenibile con l’attuale governance mondiale, impotente di fronte al market ruling), ma ripensare la vita sulla Terra a fronte delle conseguenze del fenomeno: scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, lo spostamento delle formazioni temporalesche e il mutamento degli ecosistemi. Comunque complienti per l’auto, un vero affare!

  4. andreaX said

    Come accennato prima prevedo nell’immediato una corsa verso il gpl o metano, già adesso molte persone che conosco sono passate a questo carburante, ed io stesso sto pensando di farlo.
    Però mi domando una cosa: se tutti in massa migrassero verso il gas quest’ultimo a sua volte potrebbe rialzarsi molto di prezzo, con le riserve di gas come stiamo messi?.

  5. cinico said

    brava Anna ragionamento impeccabile, (a proposito dove hai trovato una A Klasse a 4.000€?) pero’:

    come già osservato il ciclo diesel beve tutto (è nato per il polverino di carbone) ma non i diesel moderni euro5, inoltre i ciclo otto (quelli a benzina) sono economicamente trasformabili a metano o gpl ma non se sono euro 5 o 6, (parliamo di 800€ contro 3.000) e funziona male, in pratica più un benzina è vecchio e più va bene a gas, il tutto significa quindi che se le cose si mettono veramente male per consumare meno ed avere piu` flessibilita’ di utilizzo a costi ragionevoli non ci sara` altro da fare che rimangiarsi molte norme sull`inquinamento e smontare i catalizzatori

    il diesel serve in agricoltura e quella ha la precedenza (mai visto un trattore a benzina, ma a gas si potrebbe anche fare)

    il guaio vero è la smania USA di attaccare l’iran ovvero il miglior fornitore attuale di greggi pesanti, particolarmente adatti alla produzione di gasolio, guarda caso gli USA vanno appunto a benzina

  6. andreaX said

    Un camion a gpl o metano quali ostacoli tecnici impediscono di realizzarlo?.
    Anzi avendo il camion molto spazio a disposizione si potrebbe studiare una collocazione delle bombole particolarmente sicura.

    • fausto said

      Il camion a metano era un classico in Emilia alla fine della guerra; erano soprattutto i vecchi Dodge abbandonati dai militari americani. Qui dalle mie parti lo chiamavano “il doge”, non sapevano pronunciarlo…..

  7. Pinnettu said

    @ Paolo Rebuffo

    Ma il picco arriverà……è un fatto geologico!
    E’ il suo collocamento temporale ad essere un incognita.

    Semprerebbe plausibile che possa manifestarsi entro il decennio, visto che:

    1. Il picco è già storia in molti paesi.

    2. Le stime sulla Ultimately Recoverable Resource parlano di circa 3.000 miliardi di barili (a fronte di circa 10.000 miliardi di risorse globali). Partendo dall’assunto che il picco va collocato più o meno in corrispondenza dell’esaurimento della prima metà della URR e che oggi siamo già a 1300 miliardi di barili consumati, potrebbe non volerci molto.

    Si tratta di capire quindi, quanto i vari greggi non convenzionali sono in grado di aumentare la URR.

    Ma il problema è che, quandanche la URR salisse a 4.000 miliardi, con conseguente slitamento del picco di almeno 20 anni, resterebbero comunque due grossi guai.
    Uno vale per tutti, e cioè un ulteriore progressivo innalzamento dei costi di estrazione (mi sembra molto audace pensare che shale oil, scisti bitumosi e quant’altro possano avere costi estrattivi anche solo lontanamente assimilabili a quella dei greggi convenzioanali).
    L’altro guaio riguarda invece i paesi non produttori che, come appunto faceva notare Anna, picco o non picco dovranno fare i conti con l’Export Land Model.

    Insomma qualcuno fra non molto dovrà o razionare o regolare i consumi con i prezzi.

  8. nottebuia said

    Reblogged this on nottebuiasenzaluna and commented:
    beh, io ho una macchina a gasolio. ma avrei comprato una macchina a benzina e montato un impianto a gas. che fosse la scelta sbagliata me lo sentivo. ma leggendo il post me ne sono convinto. aggiungo che siccome è un euro 3 sono anche classificato come inquinatore in comuni come quello di milano e bandito dal suo ingresso nella city. potere delle scelte eco-politiche medioevali.

  9. medo said

    Il razionamento dipende dai paesi e dai luoghi. In Francia dove abito, in campagna i prezzi delle benzine sono bassi, i pochi distributori pian piano stanno tutti chiudendo (stiamo passando sotto la barra dei 2 distributori per 100 kilometri quadrati!), nessuno ha un’auto a benzina. In città invece il razionamento riguarderà certamente il gasolio per primo. In ogni caso già oggi ci sono leggi che impediscono a certe città di avere “meno” stazioni di servizio, cosiccome panifici: per legge la Francia deve trovare milioni di tonnellate di raffinati o di cereali ogni anno, a qualsiasi costo. Ce la faranno? No. Ovviamente. Sarà il caos? Certo. Accuseranno l’Iran o l’Arabia Saudita o l’Algeria, a seconda che manchi greggio per navi, benzina oppure gas naturale. Viva la destra e la menzogna al potere!

  10. Anonimo said

    ciao Anna,
    nel post hai citato la Svezia: un paese che sta puntanto molto sul biogas (prodotto nei modi più disparati e per usi diversi cioè per autrazione ma anche per generare energia elettrica e calore nei cicli combinati).
    Ho saputo il mese scorso che le auto a gas in Svezia pagano un bollo sensibilmente più basso e questo fa aumentare la domanda di auto a gas e quindi si alimenta un mercato. Anche dei miei amici di Norrköping (dove andrò a vivere anch’io questa estate) si sono comprati da poco una A-Klasse ma a gas.
    Che dici? E’ una alternativa? Con la stima che ho per gli svedesi ci scommetto di sì. :-)))

    Carlo

  11. medo said

    Passare alle auto a gas vuol dire rimandare il problema approvvigionamento di pochi mesi, in caso di collasso del settore raffinati non è che la filiera del GPL sia salva, anzi… Va beh, amen.

  12. Giorgio said

    @ Paolo Rebuffo

    http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=10061

    http://intermarketandmore.finanza.com/energia-usa-verso-l-indipendenza-43507.html

    • fausto said

      Utile lettura, specie la seconda. Ben informata. Manca alle analisi un parametro che somiglia alla coda del diavolo: l’eroei. E non certo per colpa dell’estensore dell’articolo, che lo sa bene: è la faccia più nascosta della moderna industria energetica. Gli americani hanno esteso molto l’uso della idrofratturazione; ha avuto fortuna nell’ambito della ricerca dell’acqua in acquiferi in roccia fratturata, e ora domina l’estrazione di idrocarburi in formazioni litoidi a bassa permeabilità. Solo che costa molto, e questo crea un rischio: appena i prezzi (intesi a moneta a valore costante, deflazionata) scendono di poco, quelle produzioni escono dal panorama.

      Esiste la possibilità che queste tecniche abbiano immesso sul mercato idrocarburi aventi ritorno energetico inadeguato; e dato che il suddetto mercato ha bisogno di tempo per capirlo, questo gioco va avanti per un po di tempo. Quando i ritorni sull’investimento troppo scarsi (leggasi prezzo marginale troppo alto) avranno finito di danneggiare i consumatori finali, questi ultimi rinunceranno a comprare i petroli più costosi, che non possono permettersi. In quel momento sarà chiara la reale entità della produzione Usa di idrocarburi, intendo la produzione realmente spendibile in termini economici. Potremo quindi finalmente raccontarci, come nel 2009, che “è crollata la domanda”; nella realtà sarà semplicemente diminuita l’offerta di idrocarburi “reali”, aventi ritorno energetico accettabile. Un brutto film, e nemmeno nuovo.

  13. [...] Anna Ryden Share this:Like this:LikeBe the first to like this post. [...]

  14. Terenzio Longobardi said

    Il diesel ha un prezzo industriale più elevato della benzina. Alla pompa costa meno perchè le accise applicate dallo Stato italiano sono più basse. Dovrebbero invece essere più alte perchè i motori diesel sono i principali produttori delle famigerate polveri sottili che causano morti e malati in enormi quantità. Io ho comprato da due anni un auto a metano a doppia alimentazione (a benzina). Spendo esattamente la metà e sono contento.

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