O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Il mercato elettrico italiano, #2

Posted by oronero su 30 gennaio 2012

Continuo dal primo post.

Per capire qualcosa sul consumo di elettricità in Italia a lungo termine, faccio come sempre cominciando da quello storico.

Grazie a Terna il compito del data mining è meno pesante del solito. Bravi. Anche se in formato pdf, ma facilmente e pulitamente trasformabile in excel senza i soliti misteriosi trasformazioni in date maya.

Il termoelettrico tradizionale è presente sin dall’inizio, ma è nel dopoguerra 1948-49 che si vede il salto di quantità. Mentre l’idroelettrica raddoppia dal 1950 al 1970 – da 20mila a 40mila GWh, nello stesso periodo il termoelettrico aumenta del 3.400%, da 2mila GWh annuali ca a 70mila.

Dopodiché l’idroelettrica rimane praticamente uguale, anche per il disastro Vajont nel 1963, mentre la termoelettrica aumenta stabilmente fino al 2007 con 266mila GWh, nel 2010 scesi a 231mila.

Dal 1950 abbiamo una crescita dell’energia elettrica prodotta lorda di ca 1.100% ca.

Il mio grafico parte nel 1950, ma era dal 1944 che Italia produceva più elettricità di quanto consumava. Nel 1983 questo trend positivo si è interrotto. Il fabbisogno nazionale ha superato la produzione, nonostante il potenziamento del termoelettrico tradizionale tra il 1986 e 1987, che copriva la perdita del nucleare.

Lo stesso anno, il 1983, parte anche sul serio il deficit con l’estero, il saldo scambi con l’estero. Tra il 1982 e il 1984 la voce “Saldo scambi con l’estero” è aumentata da 7mila a 21mila GWh:

Il peggio è stato raggiunto nel 2002 – 2003 con 51mila GWh importate. Durante questi anni è anche aumentato tantissimo il bisogno di elettricità per i servizi ausiliari, cioè la gestione della rete di trasmissione e pompaggio:

Picco sempre nel 2002 – 2003. Poi lenta discesa per i costi della gestione, e rapida discesa per i pompaggi. Dal 2003 l’elettricità prodotta è aumentata del 2,8%, mentre quella usata per i pompaggi è scesa di 58%. Senza aver trovato una spiegazione in rete, posso solo pensare che si tratta di maggiore e più efficace utilizzo di un minore numero di impianti, visto che Italia in realtà è provvista si sovracapacità.

Per quanto riguarda la popolazione invece sappiamo che è cresciuta del 25% nel periodo 1950 – 2010, da 47milioni a 59milioni. Cercando di trovare qualche rapporto interessante tra crescita popolazione e crescita produzione elettricità, ho creato questo grafico:

Sembrerebbe un classico comportamento da bolla: Prima una crescita abbastanza tranquilla, dal 1950 al 1975. Ad ogni individuo in più corrispondono 14mila KWh di aggiunta di produzione. Dal 1975 al 2002 crescita asintotica, la popolazione non va oltre i 57milioni indipendentemente da quanto cresce la produzione di elettricità. Ad ogni individuo in più corrispondono 84mila KWh. Poi il plateau, dove ci troviamo ora. Non importa quante persone arrivano sulle sponde italiane e quante ci nascono, l’elettricità prodotta è quella che è. Resta da vedere se arriva la discesa rapidissima, dove ogni anno la popolazione aumenta, ma l’energia elettrica diminusce.

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9 Risposte to “Il mercato elettrico italiano, #2”

  1. sesto rasi said

    oronero,
    il consumo elettrico italiano ha seguito fino a metà anni settanta il cosiddetto “trend di Ailleret”, tipico di tutti i paesi in via di sviluppo, in particolare crescita sul 7% che significa raddoppio ogni 10 anni. Tutti i paesi europei allora incrementano il proprio consumo elettrico più o meno così; la nube di punti poco correlata con la popolazione degli ultimi anni è dovuta alla crisi.

    quanto a pompaggi ed ausiliari, purtroppo i pompaggi sono detenuti da un player del mercato piuttosto potent (…): un loro uso esteso farebbe crollare di parecchio il prezzo dell’energia elettrica nelle ore di picco: figurati che riesce a fare un po’ questo effetto anche il misero (come quantità, non come costi…) fotovoltaico!

    Il tema dei dei pompaggi in effetti sarebbe davvero rilevante. Nel sud avrebbero un effetto molto positivo nel risolvere i colli di bottiglia; pensare che nel Sud gli impianti non ci sono, vero, ma i bacini adatti allo scopo sono già esistenti

    Sugli ausiliari bisognerebbe ragionarci, ma credo che un po’ sia dovuto ad un maggior apporto della generazione distribuita

    Infine il saldo con l’estero: beh in fin dei conti è tutta energia che costa pochissimo, perchè no?

    complimenti per la passione con cui tieni il tuo blog sull’energia. ti ho trovato per caso cercando il prezzo energia elettrica in Arabia Saudita.
    ciao

    • oronero said

      Ciao Sesto,
      hai qualche materiale da mandarmi su ailleret? In internet non si trova praticamente nulla…

      Divertente e spaventoso il punto di vista sui pompaggi. Ma senza prove?

      • sesto rasi said

        eh se lo trovo ancora volentieri, sono cose che mi sono restate in testa ancora da parecchio fa…comunque era un ingegnerone dell’EdF, che lavorava sulle reti (ad alto livello) e ha studiato i pattern di elettrificazione dei Paesi: noto che in Europa negli anni sessanta-settanta i paesi più grossi avevano più o meno quel tasso di crescita del consumo (mentre scrivo mi verrebbe da verificare come crescevano i loro PIL, dato che per un singolo stato (Italia) la correlazione tra i delta% di PIL e CIL è lineare con intercetta sull’asse del CIL…)
        In questo momento è un tasso che sta riproducendosi ad esempio per il Kazakhstan (ho analizzato i dati kazaki in un delizioso soggiorno ad Ekibastuz…)

        Eh no, quello sui pompaggi non è un punto di vista, purtroppo… i (sei?) impianti non stanno andando a tutta, e non mi risulta non abbiano la capacità di farlo (non mi risultano nè fuori servizio nè problemi di bacini). Dato che il mercato non è pay as bid…questo fa un bel mucchio di quattrini.

  2. Stefano said

    Il saldo con l’estero non è una necessità, ma una scelta commerciale. Il parco elettrico installato in Italia ha sempre superato la potenza richiesta.

    • sesto rasi said

      esatto; se vuoi unica contropartita è che può succedere che in un’estate calda (anche Oltralpe) e parecchi reattori nucleari in manutenzione la Francia ti stacchi (costa poco anche perchè in parte interrompibile, sebbene con preavviso di qualche ora). Ma in effetti capitò che io ricordi una volta (un giugno 2006? boh).
      Ci fu un blackout.

  3. roberto said

    @Sesto Rasi:

    “Infine il saldo con l’estero: beh in fin dei conti è tutta energia che costa pochissimo, perchè no? ”

    Perche’ dovrebbe costare pochissimo? Importiamo 24h su 24, e acquistiamo sul mercato elettrico, quindi i MWh comprati non costano necessariamente poco… mi piacerebbe che tu motivassi questa tua frase.

    Roberto

    • sesto rasi said

      esatto, 24h su 24. è energia baseload, a prezzi da baseload che i nostri impianti non riescono a fare. Ci vuole:
      - combustibile a basso costo (che è quello che fa il prezzo marginale)
      - programmabilità e continuità nelle 24h
      - continuità ed eccedenza di offerta per tutte le 8760 ore dell’anno o quasi
      - compatibilità della rete di trasmissione

      in pratica ti resta nucleare o carbone. Con gli impainti a carbne che abbiamo facciamo già del baseload, ed in tutto farà un 10% del nostro CIL (vado a memoria); altro non ne fanno fare. Nucleare non ne abbiamo, ma c’è chi ce lo vende volentieri perchè ne ha in eccedenza (specie nelle ore off peak). La % da import nostra dipende dagli anni, ma varia tra il 10 ed il 14%.
      L’offerta è ancora più competitiva perchè c’è l’interrompibilità (con preavviso).

      La più parte dei cicli combinati a gas nazionali invece di notte stanno avviati al minimo tecnico (fino al 30%) per vendere in perdita il meno possibile: se fosse fattibile spegnere 8 ore senza eccessiva life consumption di turbina lo farebbero. Nel week end infatti spengono.

      • roberto said

        Grazie delle risposte, veramente.
        Domanda: i cicli combinati che funzionano in maniera non ottimale, parlo del numero di cicli al quale sono soggetti, secondo te che impatto subiranno dall’aumento di installazioni FV?

        Roberto

      • sesto rasi said

        non so se ho capito la domanda. Però il PV incide nelle ore di picco diurno, il principale effetto è economico, cioè abbassamento del prezzo di equilibrio.
        Il discorso però è molto complesso perchè c’è di mezzo la geografia degli impianti e dei colli di bottiglia della rete di trasmissione.
        Se uno dovesse fare una media nazionale dell’apporto, il PV incide sul 3% dell’energia complessiva e di più sulla potenza di picco (non ho dati, però ci sono 12000MW PV installati, per quanto non ottimali in una giornata “giusta” potrebbero fare l’ordine del 10% del picco: qualcun’altro deve calare potenza, tutti devono prendere un minore corrispettivo. Ma, ripeto, nelle ore di picco, non di notte. D’altra parte il PV sta costando 5-6G€/anno in incentivi, effetto direi prevalente sul primo, con buona pace dei sostenitori a spada tratta

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