O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Il mercato elettrico italiano, #1

Posted by oronero su 23 gennaio 2012

Ho pensato di esplorare il mercato dell’elettricità in Italia, il prezzo, l’infrastruttura e altre cose che ci riguardano, forse anche le utilities, e cosa succede dai nostri vicini di casa. Questa è la prima parte.

  1. Produzione e consumo di elettricità in Italia

Mini-lezione di fisica: la stragrande maggioranza di elettricità viene prodotta tramite la messa in moto di una turbina che aziona un generatore che produce elettricità. Per mettere in moto la turbina il modo più usato globalmente consiste in bruciare un combustibile adatto, così facendo bollire dell’acqua che si trasforma in vapore che gira la turbina. Questo si chiama termoelettricità convenzionale. Anche negli impianti nucleari si crea vapore per far girare una turbina. Purtroppo a volte questi impianti esplodono con tragici danni all’ambiente. Se non vanno bene questi metodi si può usare anche il vento per girare la turbina come nell’energia eolica, oppure acqua come negli impianti idroelettrici.

La produzione di elettricità in Italia e i suoi vicini di casa sono illustrati nel grafico sotto. Dati per il 2010 dalla World Bank.

Il primo grafico dimostra la produzione totale in TWh, e il secondo grafico la produzione in percento sul totale.

I più grandi volumi di elettricità vengono prodotte da fonti convenzionali, cioè la termoelettricità convenzionale: dal gas naturale come in Italia e in Spagna, e dal carbone come in Germania. In Francia è totalmente dominante il nucleare, ma anche la Germania ne è dipendente. Resta da vedere se la Germania riesce a trovare i 1.700 miliardi di euro che saranno necessari per uscire dal nucleare entro il 2030, ovvero il 2/3 del PIL nel 2011.

Austria, Svizzera, Grecia e Portogallo sono senza industrie pesanti e producono ca il 25% dell’Italia e della Spagna.

La Germania è anche il paese che produce più elettricità in numeri assoluti da fonti rinnovabili, nel loro caso si tratta soprattutto di eolico. Italia e Francia sono forti sull’idroelettrica, mentre l’Italia come unico paese ha fatto grossi investimenti nella geotermoelettrica, visibile nel grafico come una piccola striscia gialla. Gli 843 MW installati in Italia hanno generato 5,4 TWh di elettricità.

Nel gruppo è l’Italia il paese che usa più prodotti petroliferi per la produzione di elettricità, anche se la quantità sta diminuendo.

Come percentuale sul totale sembra che l’Austria sia il paese con il mix più benefico. I rinnovabili arrivano fino a 66%.

La scelta della Francia del nucleare si può discutere, di fatto non inquina localmente finché non ci sono incidenti. Costruisci l’impianto, costruisci la strada che porta esattamente un camion all’anno, tutto qua. La miniera del materiale nucleare sta in una delle periferie mondiali. Notevole il fatto che i costi degli incidenti nucleari in Francia vengono riportate come soli 262 milioni di dollari ($2006) rispetto ai 723 milioni della Germania. È di una straordinaria trasparenza la pagina degli incidenti nucleari francesi pubblicato dall’ASN, e ho letto stime che si tratta di più di 600 incidenti all’anno. Certamente quasi tutti di livello 0, ma è quel quasi che dovrebbe farci pensare ai rischi connessi con sistemi altamente complessi e costosi da mantenere, in un mondo di deleveraging anche delle infrastrutture.

Invece il nostro amico la Grecia spicca per la totale negligenza del futuro. Petrolio, gas fossile, carbone, e in fondo pochissima idroelettrica e eolico. Una situazione che non cambierà visto la situazione economica del paese, che tra l’altro spende tutto quello che riceve di salvataggio in nuove armi.

Purtroppo anche l’Italia non brilla con i suoi 25% da rinnovabili, e comunque 18% di idroelettrica. Allora il Portogallo ha fatto uno sforzo maggiore nell’assicurare energia al paese, nonostante i tempi difficoltosi, mettendo nel mix anche 20% di rinnovabili, quasi tutto eolico, oltre all’idroelettrica.

La Spagna, rispetto all’Italia, ha investito pesantemente nelle rinnovabili.

Il mercato dell’elettricità dei vicini di casa, soprattutto Francia e Svizzera, influisce anche sul prezzo in Italia, visto che le reti sono in parte collegate, e dovrebbe trattarsi di un trend che si rinforzerà. Ne scriverò più avanti.

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2 Risposte to “Il mercato elettrico italiano, #1”

  1. sinbad said

    Secondo me, l’Italia non ha sbagliato nel puntare sul gas naturale e ha una buona base di partenza per le rinnovabili avendo come riferimento Portogallo e Spagna.
    Inoltre, mi piacerebbe molto esplorare le potenzialità del geotermico off-shore; la sensazione è quella di un settore che può ricevere molto know-how dall’industria petrolifera e di cui, potenzialmente, l’Italia ha buona disponibilità.
    Quelle barre rosse non mi piacciono; se proprio dovessi scegliere, preferirei le barre grigie facendo attenzione ad applicare tutte le ultime tecnologie a basso impatto ambientale.
    La barretta nera preferirei eliminarla.

    Aggiungo, ma so che ne parlerai, che andrebbero fatti investimenti consistenti sulla rete…se si facessero, forse le potenzialità del solare aumenterebbero non di poco.
    ciao
    sinbad

  2. roberto said

    Salve:

    secondo me manca un cosa importante nei grafici, e nella discussione, e cioe’ chi importa e quanto e da chi.
    I dati si trovano facilmente sul sito della associazione europea dei gestori delle reti (traduzione libera mia dalla sigla inglese), hanno un sito web piuttosto ben fatto, sul quale bisogna iscriversi ma e’ gratuito: http://www.entsoe.net .

    Se si guardano questi dati, si vede immediatamente che anche i paesi che hanno investito pesantemente nelle rinnovabili, come la Spagna e la Danimarca, o la Germania, hanno difficolta’ a integrarle nella loro rete di distribuzione, e non tanto perche’ la rete non sia fatta per gestire la produzione aleatoria e intermittente di solare e eolico, ma proprio a causa dell’intermittenza. Un esempio: l’eolico spagnolo ha, ad un certo punto, prodotto il 56% dell’elettricita’ consumata dall’intera Spagna in quel momento (le due di mattina di una domenica, se ricordo bene), salvo una decina di ore piu’ tardi generare meno del 5%… e’ chiaro che un tale sistema necessita di sistemi di stoccaggio di energia su scale continentali, cioe’ che non possono essere integrate in un solo paese. La Germania con l’eccesso di eolico pompa acqua nei bacini Norvegesi, idem fa la Danimarca, la Spagna pompa un po’ a casa sua e anche in Portogallo, il Regno Unito conta di pompare anche lui nei bacini norvegesi, l’eolico italiano se e quando si espandera’ dovra’ creare nuovi invasi specialmente al sud, dove le risorse eoliche sono maggiori.
    La rete elettrica che ne uscira’, se e’ quando verra’ realizzata, sara’ di una complessita’ estrema, con migliaia di nodi da bilanciare e tenere sotto controllo in permanenza, un vero e proprio rompicapo che al momento non si saprebbe esattamente come trattare, la cosiddetta “smart grid” che ad una conferenza recente ho sentito chiamare “not-so-smart grid” da un docente dell’MIT di Boston.

    Roberto

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