O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Il fuel hedge non li salva

Posted by oronero su 17 agosto 2011

Uno dei motivi per i quali le compagnie aeree aumentano i prezzi dei biglietti molto più lentamente di quanto sale il costo del carburante si chiama “fuel hedge”. Si tratta di un modo della compagnia di proteggersi dalla volatilità o del prezzo del petrolio o del prezzo del carburante.

Storicamente i due prodotti erano ben correlati, oggi con le difficoltà delle raffinerie di trovare la qualità giusta si potrebbe addirittura vedere una divergenza in aumento, visto che produrre la giusta miscela comporta costi maggiori di prima.

La compagnia può o comprare un opzione call,  o usare un forward contract a costo zero.

Nel secondo caso la compagnia pagherebbe il petrolio/carburante un certo prezzo prestabilito, ad un certo momento nel futuro prestabilito,  indipendentemente da quanto costa il prodotto veramente. Se il prezzo è sceso, la compagnia paga di più di quanto avrebbe pagato senza il hedge; se il prezzo è aumentato, lo paga scontato.

Potrebbe sembrare uno spreco terribile pagarlo di più. Ma a quel punto la compagnia ha già fatto tutta la pianificazione e il costo extra è già stato bilanciato. È una efficace protezione contro la volatilità del prezzo. Facilità la pianificazione. Ma visto il trend inesorabilmente insù dei prodotti petroliferi, le compagnie anche più previdenti ogni anno pagano di più per il petrolio.

A meno che non abbiano comprato tutti i contratti forward per i prossimi 50 anni già nel 1999.

Nel secondo caso, la compagnia compra degli opzioni call sul prezzo del petrolio, scommettendo che il prezzo salga più del prezzo strike più un certo premio pagato alla banca o istituto di trading responsabili del contratto.

Diciamo che oggi nel 2011 vogliamo limitare il costo del petrolio a 115 dollari nel 2012. Il prezzo del contratto per ogni barile è di 10 dollari.

Se nel 2012 il prezzo è salito a 130 dollari, il nostro prezzo è limitato ai 115 prestabiliti e i 10 del costo per “l’assicurazione”. Noi diamo alla banca 130 + 10, e loro ci ridanno 15. Alla fine noi abbiamo pagato 125 il barile, 5 meno del prezzo spot, e la banca ci ha perso 5.

Se nel 2012 il prezzo è 125 dollari, diamo alla banca 125 + 10 e loro ci ridanno 10. Noi abbiamo pagato 125, e loro fanno +-0 dollari.

Se nel 2012 il prezzo è 100 dollari, paghiamo 100+10 alla banca. Siccome il prezzo è sotto quei 115 per i quali ci siamo voluti assicurare, la banca non ci da indietro niente. Noi alla fine abbiamo pagato 110 dollari, più del prezzo mercato. Ma li abbiamo pagato tranquilli sapendo che i soldi c’erano.

Avevamo spazio per pagare 125 (i 115 + 10 di premio) quindi abbiamo una plusvalenza di 125 dollari sul periodo, cioè un aumento di redditività. Che non vuol dire che la compagnia faccia dei guadagni, perché sono notoriamente dei sempreverdi.

E i 10 dollari che uso come costo dell’assicurazione sono probabilmente molto ottimisti. Con l’aumento di volatilità dei prezzi gli istituti bancari aumentano i loro premi. Un modo per non aumentare i premi è far assumere più rischio alla compagnia aerea, facendoli si pagare un tetto massimo, ma anche chiedendoli di rinunciare ai prezzi bassi. Se una compagnia possiede hedge tra i 70 e i 90 dollari, allora pagherebbe 70 dollari anche se il prezzo nel frattempo è sceso a 60.

Diciamo che più è capace la compagnia aerea, in combinazione con l’istituto bancario che la aiuta, a proteggersi contro la volatilità, in alternativa scommettere sul prezzo futuro del carburante, più soldi ha per tenere a bada le banche in attesa che la concorrenza vada a pezzi.

La Southwest airlines era famossissima negli anni di rapida discesa dei prezzi. Hanno fatto tantissimi hedge molto presto, e sono riuscito a risparmiare miliardi di dollari.

Soltanto che ogni anno comunque gli hedge costavano sempre di più. La politica aggressiva della Southwest ha fatto si che quando il prezzo è crollato nel 2008 stavano li con hedge costati enormi cifre. Alla fine si sono ritrovati con dei debiti agli istituti perché il tipo di hedge che usavano (anche quello sempre più comune) prevede un prezzo unico, diciamo 90 dollari. Sopra, pagano solo 90 dollari. Sotto, devono pagare la differenza all’isituto bancario.

Le compagnie aeree non possono proteggere tutta la loro spesa di carburante, proprio come hedge contro il hedge.

American e Delta hedgano ca il 50%, Southwest poco sopra i 60. Ma molte compagnie oggi non hedgano proprio più. Costa troppo, è rischioso.

Con più di un terzo del costo non protetto, è chiaro che questo blog prevede un lento aumento dei costi dei biglietti passeggeri.

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Una Risposta to “Il fuel hedge non li salva”

  1. luca said

    Esco dal seminato del tuo post ma sto comunque a filo dell’argomento. Secondo me l’esilissimo filo di colla che tiene in piedi il sistema e unico indice che varrebbe la pena di misurare e’ la fiducia nelle banche. Se a settembre un giorno per l’altro noi e qualche milione di europei ci troviamo in coda a ritirare i risparmi sara’ il vero inizi della fine. Se questo non succede il sistema tirera’ a campare ancora qualche anno o qualche mese altrimenti l’aPORKalisse comincia subito. Qualunque altro indice e’ gia’ adesso cosi’ negativo che bisogna essere ciechi e sordi per non vederlo. Detto questo, un invito sincero: stiamo vivendo quello che circa novant’anni fa furono i “cannoni d’agosto”: un periodo di calma inquieta prima che un’intero mondo fosse spazzato via. Viviamolo serenamente con i nostri cari, forse non ci saranno molte altre occasioni.

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