O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Crude Oil Price Model di Townsend

Posted by oronero su 20 giugno 2011

La questione peak oil sembra facile da capire nel senso che le risorse sono limitate e prima o poi il petrolio finisce. Soltanto che il termine “Peak Oil” ovviamente non si riferisce al punto in cui abbiamo prodotto metà del petrolio, perché come facciamo noi a sapere veramente quanto c’è la sotto? Invece si riferisce al picco della velocità di produzione.

Fino a un certo livello la velocità di produzione aumenta, si raggiunge un picco dove la produzione rimane uguale, da molti interpretati non come picco, ma come plateau, e poi c’è un declino. Alcuni pensano che la parte destra della curva di produzione sarà meno ripida di quella a sinistra, come nella curva di Hubbert, altri studiosi di peak oil più recenti hanno dimostrato che il contrario potrebbe avverarsi, e cioè che il declino della produzione potrebbe avvenire più velocemente che la fase espansiva.

In ogni caso la produzione del petrolio, oltre che dalla geologia, dipende dalla domanda, dalle tecnologie, dal prezzo, dalla politica. Qua comincia a essere già meno semplice, soprattutto perché abbiamo tirato dentro l’economia e le relazioni tra la risorsa naturale petrolio, crescita economica e quello che la gente ne pensa.

Il prezzo del petrolio potrebbe essere l’indicatore che un po’ collega o racchiude tutti i discorsi, e in combinazione a qualche conoscenza su Peak Oil ci può portare a una maggiore comprensione per quanto riguarda lo stato del mondo e possibili sviluppi su piani diversi. Ed è anche per quello che ogni tanto mi occupo del prezzo del petrolio, e cerco di collegare scenari e fare prognosi, un bel sinonimo di “indovinare”, lo sport prediletto di tutti che si occupano di finanza (e quelli come me che si interessano del futuro).

Ho recentemente scoperto un signore che questo mestiere lo fa molto bene, si chiama Erik Townsend, e ha partecipato alla conferenza ASPO a Bruxelles in aprile. Townsend ha prodotto un video, scaricabile in due parti dalla sua homepage , dove ha strutturato il tutto e diviso il processo Peak Oil in tre parti, come sotto:

ACH sta per “Anything Could Happen” ed è li che ci troviamo ora. Townsend sviluppa questo concetto nel suo discorso e aggiunge anche la sua opinione per quanto riguarda i tempi di durata delle varie finestre.

Crescita economica è dipendente da un’offerta sempre crescente di energia a basso costo. Quella è già finita come crediamo di sapere, il che risulta in un nuovo stato normale con decrescita, che sostituisce lo stato normale di crescita degli ultimi 150 anni. Townsend illustra il concetto qualitativamente nell’immagine sotto.

I campi grigi rappresentano recessioni.

Fino a Peak Oil abbiamo crescita economica interrotta brevemente dalle recessioni. Dopo Peak Oil vale il contrario, cioè lunghi periodi di decrescita economica interrotta da brevi periodi espansivi. Il trend della crescita economica sarà quindi sostituita da uno di contrazione economica (recessioni, depressioni) fino a quando non raggiungiamo il periodo chiamato “Solution Window”.

Secondo Townsend ci troviamo soltanto qualche anno distante dal ”Crisis Window”, quando assisteremo al grande risveglio, anche se sarà un processo graduale. Infatti, già nel 2010 abbiamo letto documento dopo documento liberamente accessibile in rete da enti ed organizzazioni più che credibili, come la Bundeswehr, il Pentagono, la Lloyd’s, insieme a delle interviste importanti nei mainstream media francesi e americani. Un tipping point?

Durante tutto il periodo chiamato “Crisis Window” il prezzo del petrolio sarà molto volatile impossibilitando ogni tipo di pianificazione a lungo termine. In effetti E.T. sconsiglia da tutti gli investimenti perché il timing sarà troppo difficile.

L’idea semplice che scarsità permanente di petrolio causerà prezzi permanentemente alti non regge. Secondo lui, chi scommette su dei prezzi estremamente alti, intorno ai 300$/bbl non fa conto con quello che George Soros chiama reflexivity. L’economia globale semplicemente non può sostenere prezzi talmente alti, e quindi le regole verranno cambiate prima che si raggiungino quei livelli, un cosiddetto “game changer”.

Non ho nessun dubbio che i governi di tutto il mondo riscriveranno a modo loro le leggi, in questo caso sull’energia, quando diventerà necessario da un loro punto di vista. Dopottutto è già successo prima, come quando negli USA hanno vietato ai privati di possedere materiali essenziali alla produzione di prodotti bellici quando sono stati tirati dentro WWII, o come quando Hitler ha deciso che i privati non potevano comprare l’oro. Tutto legale, sotto un dictat di sicurezza nazionale. Recentemente, e descritto da me, c’era la Russia che a luglio l’anno scorso ha vietato l’esportazione di grano.  Anche l’Export Land Model ci dice che un esportatore potrebbe preferire sussidiare il petrolio nazionalmente per assecondare una popolazione in crescita, invece di rispettare i prezzi di mercato e quindi esportare, togliendo petrolio alla parte della popolazione che non se lo può permettere.

Townsend non è comunque l’unico ad aver fatto questa previsione. Anche l’IMF ha paura di effetti non-lineari, come già letto nel loro World Energy Outlook, e descritto per esempio nel Energybulletin. È semplicemente molto facile da seguire e capire.  The Oil Drum&co. sono fonti fantastici di informazioni, ricerche, e studi per quanto riguarda il casino energetico nel prossimo futuro, ma come al solito è un investitore che riesce a rendere il tutto comprensibile e interessante a un pubblico più vasto.

7 Risposte to “Crude Oil Price Model di Townsend”

  1. […] Da Oronero […]

  2. Hunter76Lima said

    Anna, la tua previsione/prognosi mi trova assolutamente concorde, ovvero l’ipotesi stato di crescita alternato da brevi recessioni che si traduce nel suo duale in decrescita alternato da brevi riprese nello scenario post-peak-oil

    Concordo anche sulla modellizzazione di stato turbolento intermedio del prezzo del petrolio nel periodo di transizione nell’intorno del peak-oil.

    Non concordo invece sulla tua ipotesi che la Crisis Window si aprirà tra qualche anno. Secondo me già ci siamo dentro, con prime avvisaglie delle turbolenze di prezzo già avvistate nel 2007-2008 (subprime e Lehman B.) e una riedizione a breve (2011-2012) con Grecia e crisi Euro. Tali turbolenze ci accompagneranno (probabilmente con fluttuazioni sempre più accentuate e ravvicinate) almeno fino al 2020 e allora si potrà forse aprire la Solution Window.

  3. Pinnettu said

    Sul ragionamento di fondo non si può che concordare, ma prevedere le modalità del dispiegamento di una crisi da penuria di petrolio è quantomeno azzardato.

    La strategicità della risorsa è tale che una sua penuria può non dare all’economia il tempo tecnico necessario per i “game changer”.
    Una economia decrescente interrota da brevi riprese è un territorio sconosciuto. O si riorganizza preventivamente il tessuto economico o non è detto che, camin faccendo, le cose si “sistemino” da sole. Al ribasso certo, ma all’interno comunque di un’ecomia funzionante.

    Riguardo il collocamento temporale della crisi (quella vera e sempre che non abbiamo preso un abbaglio colossale per cui magari fra dieci anni ci troviamo ancora a prevedere la crisi prossima ventura), sono altresì perplesso sulla possibilità di fare previsioni.

    Negli anni passati non si sono contate le previsioni sbagliate (sia ottimistiche che pessimistiche).
    Le stesse previsioni sulla disponibilità di greggio, sono state in molti casi decisamente azzardate. Molte proiezioni ci davano nel 2011 in pieno post peak, con un tasso di depletion anche del 3-4%, quando invece sia la produzione totale che quella del solo convenzionale hanno rotto al arialzo il plateau.
    Gli USA erano energeticamente dati per spaciati già nel 2005 (caduta verticale delle riserve di gas, ulteriore collasso della produzione di greggio), mentre invece sono ancora il primo produttore di gas al mondo e il terzo di petrolio.

    Non so. Certo, molti presuposti lasciano intendere che siamo già nella “Crisi window”, (crisi finanziaria, debiti sovrani, produzione petrolifera in crescita si, ma sempre più a fatica), però può anche essere che i tempi saranno più lunghi.

    Continuiamo a monitorare il petrolio.

  4. Marco said

    Anna,

    solo una curiosità. Se fossi al governo di uno stato importatore di petrolio come l’italia, quali leggi scriveresti per attuare il game changer?

  5. fuck said

    fuck

    Crude Oil Price Model di Townsend « O R O N E R O

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