O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Il Brasile affoga nel gas naturale

Posted by oronero su 8 febbraio 2011

È uscito il numero del 2011 di “análise ENERGIA” dove mi ha subito incuriosito il titolo “A difícil equação do gás natural”. Non credo abbiate bisogno di traduzione.

Pare che il Brasile stia affogando nel gas naturale ma che non possono utilizzarlo come vorrebbero per una serie di problemi. A guardare il grafico della produzione/consumo non sembrerebbe:




Il consumo è quasi il doppio della produzione.

Per molti anni il Brasile non ha avuto un mercato sviluppato per il gas naturale. La situazione è cambiata solo con la costruzione del gasdotto tra il Brasile e la Bolivia.

Il Brasile importa quasi tutto il gas prodotto in Bolivia per la produzione di elettricità e per il programma “Gás Natural Veicular”, gli incentivi pubblici per l’uso del gas come carburante.



Se mai ti capita di prendere un taxi a Rio, non ti allarmare se vedi la benzina lampeggiare rosso, la macchina sta semplicemente andando avanti con la bombola.

Dal 1999 il Brasile ha aumentato la produzione di gas del 50%. Per il momento il Brasile è però costretto a comprare 21 miliardi di metri cubi (ca 741 miliardi di piedi cubi) di gas boliviano al giorno, a un prezzo carissimo. La pipeline è stata costruita in un periodo di prolungata siccità e il Brasile aveva problemi di generazione elettrica. Ma appena finita la costruzione dell’infrastruttura, sono tornate le piogge. Le dighe si sono riempite, e gli impianti termoelettrici non hanno mai dovuto lavorare che a un decimo della capacità.

Quando il contratto con la Bolivia è stato negoziato, il Brasile si trovava in una situazione di emergenza, senza potere di negoziazione. Di conseguenza i prezzi pagati dal Brasile sono aumentati del 266% tra il 2004 e il 2010. L’articolo non precisa la data finale del contratto, ma la costruzione di questo tipo di pipeline richiede tipicamente come minimo un impegno di 20 anni, quindi ancora 14 anni di importazione dal Bolivia. Aspra, quella mela.

Questo mentre il Brasile è costretto a bruciare 1 miliardo di piedi cubi all’anno. Secondo alcuno studi, il Brasile butta via ca 11% del gas prodotto. Una cifra accettabile a livello globale sarebbe il 4%.

In più l’esplorazione della regione Pré-Sal ha dimostrato che del ca 1 miliardo di barili equivalenti almeno 20% è composto di gas naturale, che non sarà possibile lasciare giù durante l’estrazione del petrolio.

In effetti, la produzione totale di prodotti gasiferi + l’importazione dalla Bolivia, supera di gran lunga la domanda interna di gas.



Ora il Brasile, cioè Petrobras insieme all’Agência Nacional do Petróleo, Gás Natural e Biocombustiveis (ANP), ha deciso di ridurre questa percentuale. Per fare questo devono amplificare le strutture di liquefazione del gas naturale, perché la soluzione migliore sarebbe quella di esportare il gas come LNG, trasportabile via nave, e rigassificabile vicino ai punti di maggior consumo. Per ora il Brasile possiede solo due terminali di liquefazione del gas, a Recife e a Rio de Janeiro, senza la capacità necessaria per le quantità prodotti in eccesso.

La flotta mondiale di navi per il LNG è stimata a raddoppiare entro i prossimi 5 anni.  Oggi ci sono ca 120 navi. La produzione, il trasporto e la rigassificiazione causa perdite intorno ai 10-15%, rispetto ai 1-2% del gas semplicemente trasportato via pipeline, ed è quindi un alternativa economica solo dove la produzione di gas è molto più grande del consumo, o dove non si possono costruire pipeline. Ma ci sono già 12 esportatori al mondo, e presto si aggiungerà il Brasile.

Un’altra parte della soluzione è quella di velocizzare ulteriormente la costruzione di pipeline per il gas all’interno del paese. Tra il 2003 e il 2010 la rete è raddoppiata, e copre ora 10.000 km. Gli investimenti ammontano a 26 miliardi di R$ (15,5 miliardi USD).

Il progetto più importante si chiama Gasduc III, solo lunga 179 km, ma di importanza strategica perché può trasportare il gas dai bacini di Campos (RJ) e Espírito Santo, ma anche il gas boliviano, agli impianti di liquefazione. Ci sono tanti altri progetti in coda, sempre più grandiosi, e alla fine la rete si estenderà fino alla regione amazzonica.

Ma fino a quando non risolvono tutti questi problemi infrastrutturali, oppure creano ulteriore domanda convertendo una parte importante del parco macchine brasiliano, ci sarà un forte squilibrio tra domanda e offerta con enormi sprechi di soldi ed energia.

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