Unione Petrolifera e peak oil
Pubblicato da oronero su 6 febbraio 2011
Lo ammettono!
Proprio nella settimana in cui i due principali giornali svedesi per la prima volta pubblicano articoli dove appare la frase “peak oil”, molto in ritardo su per esempio Il Sole 24 Ore, che nel settembre 2009 aveva usato la frase per mettere a confronto l’opinione dell’ASPO Italia (picco nel 2010) con quella del Cnr (picco nel 2030), senza sbilanciarsi né per l’uno, né per l’altro.
Ma quell’articolo era comunque un grande miglioramento su quello del 2008, dove il dichiarato anti-picchista e superesperto di petrolio, Leonardo Maugeri, che tra l’altro ha anche pubblicato articoli su vari pubblicazioni anglosassoni, ci spiega che non stiamo minimamente finendo il petrolio. Io purtroppo non credo che gli alti dirigenti dell’ENI (lui lo era, ora ha un altro incarico) sappiano molto di più sul petrolio dei tanti ricercatori come Aleklett e Pardi che sono convinti che il picco è alle nostre spalle.
Poi a maggio 2010, in occasione del festival dell’energia è stato girato questo video con protagonista il presidente dell’UP, Pasquale de Vita:
Qua de Vita parla della necessità di andare a cercare il petrolio in posti sempre più complicati geologicamente, ma conclude comunque alla fine che il petrolio c’è per i prossimi decenni, anche se a prezzi più alti per via dei costi crescenti dell’estrazione.
Quindi era perfettamente d’accordo con i peak-oilisti un anno fa, dell’esistenza del picco del petrolio a buon prezzo. Ma purtroppo non si sbilancia, e non collega a parole i prezzi in aumento a un picco di produzione del petrolio facile.
Oggi invece ho scaricato dal sito dell’Unione Petrolifera la loro nuova newsletter mensile, UP Informa, che sostituisce il vecchio “Notizie Statistiche Petrolifere”. Il numero di gennaio è il primo.
Il formato piace, articoli, spiegazioni e statistiche. Se qualcuno volesse una spiegazione completa sul prezzo del carburante, la troverebbe li.
Imparo che nel 2010 gli italiani hanno comprato 5,9% meno benzina che nel 2009. In totale il paese ha consumato 2,7% in meno di prodotti petroliferi rispetto al 2009. Non ci sono grandi sorprese li, la crisi continua come prima.
Ma cosa trovo a grande sorpresa sull’ultimissima pagina, sezione Segnalazioni e Eventi? La promozione di vari libri, uno ovviamente scritto da un manager dell’ENI, ma poi uno intitolato “Peak Oil and the Second Great Depression 2010 – 2030, di Kenneth D. Worth. Copio la descrizione :
Per picco petrolifero si intende il punto di massimo produzione del greggio a livello globale. In Peak Oil and the Second Great Depression l’autore afferma che la produzione Petrolifera mondiale toccò I massimi nel periodo 2005-2008 a seguito del picco di produzione verificatosi in Arabia Saudita in quel momento. Le prove di questa sua tesi. Che identifica il 2008 quale momento di massima produzione saudita, illustrano chiaramente che il picco fu determinato dalla incapacità da parte dei ministri sauditi del petrolio di aumentare le quote produttive proprio nel periodo in questione, malgrado il barile avesse toccato prezzi record e migliaia di nuovi pozzi fossero entrati in produzione nei sette principali giacimenti del regno.
Sembrerebbe quasi che l’organizzazione che rappresenta tutte le aziende petrolifere in Italia nelle sedi istituzionali abbia preso posizione. Attendo con curiosità il prossimo numero.


Medo detto
Ottimo Anna, questo significa essere attenti ed informati. I prospetti dell’U.P. sono ideali per comprendere quanto l’Itali fosse dipendente dalla mobilità di merci e persone per la creazione/distruzione di ricchezza.
Un’altra cosa: i tuoi “errori” qua e là, mi pare tu non sia di madrelingua italiana, sono stupendi! Continua pure, rendono la lettura più fresca.
Hunter76Lima detto
Da questo Link si vede come l’OPEC non ha nessunissima intenzione di alzare la produzione, Suez o non Suez.
http://it.finance.yahoo.com/notizie/Greggio-Brent-torna-100-reuters_ids-549441158.html?x=0
Il greggio può tranquillamente salire anche fino a 120 che loro non toccheranno neanche un rubinetto.
A me sa tanto di “di più di così non riusciamo”.
Abbiamo già visto le stesse identiche affermazioni nel 2008.
Il titolo del libro che segnali è terrificante.
Nella mia personale visione assegnavo un arco temporale di 10 anni (2010-2020) alla seconda grande depressione, Worth parla addirittura di 20 anni.
Dobbiamo prepararci al peggio.
oronero detto
L’avevo scritto sabato che bastava un paio di giorni e il prezzo sarebbe tornato sopra i 100. Tanto Tapis, Bonny e Louisiana non erano mai scesi sotto i 100.
Chiaro che non aumentano la produzione, ormai si sa che la capacità di riserva non esiste più.
Medo detto
Ehm. Si sta sgonfiando la “bolla”: la Cina consuma meno del previsto, non fa abbastanza freddo e l’output industriale stagna. Gli europei sono barricati in casa ed il gasolio abbonda che possiamo mantenerci un altro pianeta con tutti gli stock!
Il medio paniere del barile pare non tenga più i 90. Tutti hanno cercato di incassare i 90 $/b, ora si torna giù.
oronero detto
Pensavo che ormai eravamo quasi d’accordo tutti quanti di non guardare più il WTI, chiuso dentro la sua scatola a cushing. Forse il Brent non è meglio, ma in ogni caso anche se tutti i contratti sono sì scesi oggi, si trovano ancora sopra i 100.
Pinnettu detto
Penso che ormai il benchmark di riferimento più attendibile sia il paniere OPEC. Probabilmente dovremmo guardare a quello per avere un quadro più preciso della reale situazione.
@Hunter
non sono d’accordo sulle capacità produttive dell’OPEC.
Aldilà delle cifre ufficiali, che parlano addirittura di 5 milioni di spare capacity dei paesi OPEC, non ritengo impossibile pensare che l’Arabia Saudita abbia ancora una capacità residua di 1,5/2 milioni di b/g.
Durante la crisi del 2009 i sauditi hanno eliminato in un sol colpo 1 milione di b/g che non hanno (non c’è stata in questi ultimi due anni la necessità) rimesso sul mercato.
Perchè oggi, a distanza di soli due anni, non dovrebbero essere in grado di rimeterli sul mercato?
Il 2011 ci darà comunque una risposta. La domanda ha seganto un nuovo massimo assoluto e nel corso dell’anno ci sarà necessità di aumentare la produzione.
Più in generale credo anche che le stime che davano il raggiungimento e superamento del picco tra il 2005 e il 2008 siano state troppo avventate. Molto più probabilmente ci lasceremmo il picco alle spalle fra qualche anno.
Ci sono ancora ridotti margini di crescita della produzione che non solo stanno allungando il plateau, ma stanno anche faccendo segnare nuovi record produttivi assoluti.
Mario Silvetti detto
Mi piacerebbe un commetto del dott. Leonardo Maugeri a quanto sotto detto .
Recentemente davanti a fisici dell’università di Bologna (e non davanti a incompetenti) , ripreso da YouTube , i signori (ingegnere chimico e fisico ) A. Rossi e S. Focardi hanno fatto una dimostrazione , il 14/01/2011 , della praticità e replicabilità al 100 % della fusione fredda (e-cat). Dove con una spesa di 0,4 kwh si sono prodotti circa 14 kwh in uscita (acqua vaporizzata).
Dovrebbe essere una rivoluzione nel campo dell’energia (primis per il petrolio).
Anche se i media snobbano l’argomento , a ottobre 2011 A. Rossi promette (in Grecia) la messa in attività del primo impianto da 1 Mw.
Grazie.
Mario Silvetti
oronero detto
Non mi sembra che i media snobbino l’intervento, ho letto vari articoli in riviste sciento-pop come Ny Teknik (ottima) e lunghissime discussioni online. Cmq se non scrivono niente, per me è giustificato. In passato tanti di quei scienziati hanno cercato i loro 15 minuti di fama con progetti, che appena sono stati guardati e analizzati da vicino, sono stati smontati subito.
A me non sembra che Rossi abbia ancora aperto la sua scatola. Potrei sbagliarmi, ma non credo esista nessun’altra persona che sappia cosa si nasconde li dentro.
Appena si chiariranno i mille dettagli oscurati da Rossi stesso, come per esempio il casino con l’intestazione dell’azienda (USA? Grecia?), sono sicura che anche Corriere e Repubblica potranno aggiungere la loro.