O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Altre riserve inesistenti

Pubblicato da oronero su 17 gennaio 2011

Poco tempo fa è arrivata la notizia che gli Stati Uniti si sono visti costretti a ridurre le  riserve di petrolio non ancora scoperte,  le riserve “undiscovered”, di vari miliardi di barili.

Per chi si chiede cosa sarebbero gli “undiscovered” esiste un grafico usato dalla International Energy Agency nel World Energy Outlook recensito da me:



Il triangolo azzurro tra le NGL e i giacimenti trovati ma ancora da sviluppare rappresenta tutti quei giacimenti che dobbiamo ancora trovare.

Nel 2035 questi giacimenti dovrebbero darci ca 20 milioni di barili al giorno per compensare per i giacimenti già sviluppati che si stanno svuotando.

Solo che non stiamo minimamente trovando quelle quantità di petrolio.

Ora anche la democrazia trasparente Norvegia ha ridotto le riserve “undiscovered”.

A differenza dei non-democratici e opachi paesi dell’OPEC che continuano ad aumentare le riserve, vediamo qua come agisce un paese serio.

La Norvegia ha investito sempre di più nell’esplorazione del Mare del Nord per contrastare la vertigginosa discesa di produzione del Brent.



Ma non ha funzionato. Quindi la cifra di pura fantasia di riserve “undiscovered” di 20,8 miliardi di barili sono ufficialmente diventati 16,4 miliardi di barili. Meno 4,4 miliardi di barili o ca 51 giorni di consumo mondiale. Anche la cifra 16,4 è pura fantasia, perché senza dubbio prima o poi anche questa cifra verrà corretta in giù.

Notizie come questa, che Statoil o qualcun’altro ha trivellato un pozzo sperimentale nel Mare del Nord senza trovare niente, sono sempre più frequenti.

E così succede che una piccolissima scoperta di petrolio diventa la più grande in 10 anni. Ho scritto il post su Encore Oil il 28 giugno.



Su notevoli 179% sulla notizia che è stato trovato l’equivalente di un giorno e mezzo di consumo di petrolio.

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7 Risposte a “Altre riserve inesistenti”

  1. andreaX ha detto

    Dato che le previsioni sui nuovi giacimenti non sono state rispettate dobbiamo aspettarci da qui a poco un aumento del prezzo del petrolio ed una evidente manifestazione del problema.

  2. Paolo B. ha detto

    Premesso che il picco di produzione sembra sempre di più alle nostre spalle, è uscito su TOD (la notizia riportata sul blog Petrolio) un interessante articolo in inglese di Ugo Bardi nel quale il punto principale è che per completare il concetto di picco sarebbe ora di incrociare i grafici di produzione petrolifera con quelli dei relativi EROEI delle varie componenti di tale produzione (crude, tar sands, biofuel, ecc).
    Di conseguenza, il vero peak oil sarebbe quello comprensivo del picco dell’EROEI complessivo.
    Alla luce di ciò sarebbe estremamente interessante riportarlo in un grafico.
    Se apparentemente con le produzioni extra crude sembra che la produzione globale sia aumentata(discorso valido per chi si basa solo sui milioni/miliardi di barili) di poco rispetto al 2005, con l’aggiunta del grafico dell’EROEI la musica cambia (al ribasso) completamente.
    Le risorse/energia complessive spese per estrarre il petrolio rimanente, quelle per raffinare le tar sands e quelle per ricavare i biofuels dai vegetali sono sempre più in percentuale sottratte ai bisogni primari umani e conseguentemente l’EROEI complessivo è sempre più basso.
    Il picco è già storia da alcuni anni, non c’è dubbio…

    • oronero ha detto

      Si certo, penso che tutti i blogger energetici ci pensano da tanto tempo come presentare questi dati, ma non ci riusciamo perché non abbiamo accesso ai dati esatti.

      Per iniziare ci basterebbe dei bei dati BP o EIA in BTU, un’unità energetica, invece che in barili che è veramente assurdo.
      Ma anche dove esistono questi dati, per esempio per il carbone, sono stati convertiti direttamente dal dato short tonnes, quindi non dimostrano il peggioramente della qualitá del carbone nel tempo.

      Non ho letto (ancora) l’articolo di Bardi, ma spero che il concetto per i lettori non è stato una sorpresa.

      Ma è vero, dobbiamo continuare a lamentarci a voce alta, dei dati che ormai non chiariscono niente, anzi aiutano a nascondere la verità.

      Chi ha accesso a quei dati o ci lavora per obfuscare il futuro, o ci lavora per investirci. In nessun caso ci pensa minimamente a condividerli.

      • fabrizio 73 ha detto

        Il problema di fondo è che l’EROEI non spiega come mai si continui ad estrarre petrolio dalle sabbie bituminose canadesi.
        Vi lascio il link per chi ha voglia di vedere di cosa si sta parlando e confrontare cosi i vari EROEI di carbone, solare etc.
        http://andrewfrank.ca/?p=1819

  3. fabrizio 73 ha detto

    Qua il link all’articlo originale
    http://www.greenbuildingadvisor.com/blogs/dept/energy-solutions/energy-return-investment

  4. Pinnettu ha detto

    Forse un parametro che può riassumere tutte le variabili (riserve, produzione, qualità del greggio, EROEI….) è il prezzo dei carburanti.

    In esso credo sia racchiusa la reale situazione del petrolio.

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