O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

IEA e il grido di aiuto

Posted by oronero su 12 novembre 2010

È uscito il World Energy Outlook 2010 della IEA. Ho trovato molto difficile leggerlo perché mi è sembrato confuso e contradditorio. Non volendo pagare per la versione pdf ho potuto leggere solo la Presentation to the press e le varie factsheet e grafici scaricabili dal sito.

Alla fine ho ceduto e ho letto anche altre recensioni, perché non riuscivo a capire perché non capivo. Per esempio National Geographic, e The Oil Drum e Aleklett, che mi hanno confermato la confusione del testo e dei numeri.

La confusione sta nel voler scrivere le cose come stanno, senza poter farlo, per vari motivi che immagino siano di natura politica. Il WEO deve servire come documento base per i politici dell’OECD nelle decisioni per le politiche energetiche, e si sa che questi non ammetteranno mai ufficialmente che la crisi energetica è incombente.

Già dalla prima frase sparano di lato: “Il peggio della crisi economica è passato, ma il ricovero può essere sostenibile?”

Vedo subito due problemi. Il peggio della crisi economica non è per niente passato, vero che non ho mai veramente studiato economica, ma gli interessi sui bond irlandesi sono praticamente a livelli greci, gli US continuano a monetizzare il debito, e i miei negozi preferiti a Milano continuano a chiudere.

La seconda parte “può il ricupero essere sostenibile?” stona totalmente per chi come me, da non economista, è convinto che nessun ricupero economico come lo intendono loro, cioè crescita economica basata su energia abbondante e a buon mercato, possa essere sostenibile.

Come scrive il National Geographic che ha accesso al documento intero, la IEA ha finalmente amesso peak oil. Per loro, il picco della produzione di petrolio convenzionale sarebbe arrivato nel 2006. La previsione per i prossimi 25 è il solito plateau che conosciamo tutti così bene, intorno ai 68-69 milioni di barili al giorno e poi la frase “crude oil production never regains its all-time peak of 70 million barrels per day reached in 2006″.

I motivi della produzione stagnante sono i prezzi in ascesa, mancanza di investimenti, e i tagli effettuati da alcuni nazioni per ridurre le emissioni di CO2. Di qualcosa che c’entri con la geologia neanche traccia.

Per la IEA, anche se ci sarà sempre meno petrolio disponibile per la popolazione crescente, il parco macchine non sarà penalizzata. Il petrolio sarà sempre più destinata alla produzione dei vari carburanti, e la stima IEA è di 99 milioni di barili al giorno nel 2035. La crescita verrebbe totalmente da fonti non convenzionali come i NGL.

Nella prima parte della presentazione la IEA cerca di indovinare il prezzo del petrolio in futuro, e propone tre modelli di crescita. Current Policies (aka BAU – business as usual) prevede una crescita della domanda energetica del 1,4% all’anno, New Policies 1,2% e 450 solo 0,7% all’anno. 450 sarebbe il limite massimo della concentrazione di gas serra nell’atmosfera in ppm, necessari a limitare il riscaldamento globale a soli 2 centigradi.

Visto che uno dei punti sottolineati nell’introduzione è che il prezzo ormai è scollegato dalla questione domanda e produzione possiamo anche ignorare questo tipo di palla di cristallo. Il modello Business As Usual se ho capito bene senza poter leggere il testo, è il più pessimista chiamato “Current Policies Scenario”. Quindi tutti i paesi che hanno sì firmato vari accordi per tagliare le emissioni, ma senza rispettarli più di tanto. La domanda rimane alto, prezzi in forte crescita. In “New Policies Scenario” tagliamo le emissioni in vari modi, e il prezzo aumenterà meno. Ma sinceramente non so neanche perché sto qua a parlare delle loro previsioni sul prezzo visto che sono senza dubbi totalmente sbagliati.

Più probabile allora che azzeccano qualcosa nella previsione della domanda:

Nel 2035, fra 25 anni, e nonostante i risparmi dei paesi OECD con una domanda futura ai livelli di oggi, la domanda totale di energia sarà più alta del 36%, corretto in giù rispetto alla previsione del 2009. Bisogna sottolineare che si tratta dello scenario in cui tutti i paesi ora e oggi cominciano a fare degli sforzi notevoli per ridurre le emissioni.

Dopo questa decisione, che lo scenario deve essere quello delle “New Policies”, la IEA, un’ente politica, deve lavorare indietro facendo backcasting per identificare le policy e i programmi che collegano il futuro con il presente. Non prevedere il 2035 quindi, ma postvedere il 2010, e cosa dobbiamo fare da oggi in poi per arrivare li.

Per esempio:  Oggi produciamo quasi 70 milioni di barili di petrolio convenzionale al giorno, ma nel 2035 saranno meno di 20 milioni. Dobbiamo sviluppare ma anche trovare tanti giacimenti nuovi:

Nei prossimi 4 anno dobbiamo cominciare a produrre 10 milioni di barili al giorno da giacimenti che sono conosciuti ma non ancora in produzione. Poi tra il 2015 e il 2020 dobbiamo trovare altri ca 8 milioni di barili al giorno, cifra che nel 2035 è aumentato a 20 milioni di barili al giorno.

Questo perché nel 2035 il parco macchine nel sarà il doppio di oggi:

Le macchine elettriche nel 2035 saranno 20 milioni, 1,25% del totale. Quanti di questi si troveranno in Italia? 1%? 200.000?

Per non spaventare i politici suoi lettori la IEA si mette a fantasticare su chi produrrà quei 50 milioni di barili al giorno mancanti, cioè i 10 nuovi Arabia Saudita.

Si vede che contano proprio con l’Arabia Saudita che ha già ripetuto varie volte che intendono conservare il petrolio per le generazioni future. I giacimenti ultra-deep del Brasile valgono qua come petrolio convenzionale. Anche il Kazakhstan e gli altri paesi OPEC daranno il loro contributo.

IEA: Production rises most in Saudi Arabia and Iraq, helping to push OPEC’s market share from 41% today to 52% by 2035, a level last seen prior to the first oil shock of 1973-1974.

È molto improbabile che i funzionari IEA credono in quello che stanno scrivendo, cioè che durante i prossimi 25 anni troveremo abbastanza giacimenti da coprire la discesa della produzione nei giacimenti che già conosciamo. È che si tratta di un opera commissionata, che deve dire più o meno le cose che ha detto in passato, per non perdere totalmente di credibilità.

Cito Aleklett: Se oggi usiamo ca 30 miliardi di barili all’anno abbiamo bisogno di trovare 900 miliardi di barili nei prossimi 25 anni. Oggi la discovery rate è 10 miliardi di barili all’anno, con fatica. Ci metteremo almeno 90 anni a trovare il petrolio di cui abbiamo bisogno nei prossimi 25…

Per quanto riguarda il gas la IEA è molto ottimista, soprattutto su quello non convenzionale, che nel 2035 rappresenterà il 35% della produzione. Ma secondo me non è ancora possibile capire se la produzione alta e i prezzi bassi rimarranno incambiati, o se questo presto porterà all’abbandono di licenze e produzioni. Vecchi articoli su the oil drum che esploravano la questione hanno trovato che la produzione probabilmente costa molto più che gli attuali prezzi di mercato. Ora gli operatori sono costretti a continuare a trivellare e esplorare per non perdere i diritti alle licenze, ma la cosa potrebbe anche finire in bancarotta per loro se i prezzi del gas non cominciano a salire.

Il terzo modello della IEA, il “450 Scenario”, postvede che la domanda totale di petrolio scenderà dagli 86 Mb/d nel 2010 per arrivare a 81 Mb/d nel 2035. Ma almeno qua ammettono che non succederà, per mancanza di ambizioni e mancanza di impegni.

L’ultimo punto della presentazione è particolarmente interessante per me, visto che non l’avevo mai letto prima così nero su bianco:

“Mettendo i prezzi al livello giusto, per eliminare gradualmente i sussidi ai carburanti fossili, è la singola misura più importante per diminuire la domanda di energia.”

I numeri sono del 2009. Quest’estate hanno tolto i sussidi in India, una misura che ha colpito duramente la popolazione più povera, che ha protestato violentemente.

Ora, la IEA lo dice chiaramente, che tutti questi paesi come nel grafico sopra la devono smettere immediatamente di pagare il carburante ai suoi abitanti, in modo da tagliare le emissioni di CO2. In realtà è per tenere i prezzi del petrolio a dei livelli decenti ancora per qualche anno, sulla pelle di indiani e iraniani. Senza sussidi la domanda sarà 5% meno nel 2020 rispetto allo scenario “New Policies”. Per motivare il lettore usano l’argomento che solo ca 15% dei sussidi vanno a chi dovrebbero aiutare, cioè i più poveri. Immagino che anche gli indiani e iraniani un pochino meno poveri siano grati di qualsiasi aiuto.

Come dice Kjell Aleklett presidente ASPO, tutto il documento sembra un grido di aiuto.

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6 Risposte to “IEA e il grido di aiuto”

  1. Pinnettu said

    Ho dato una veloce lettura ad una versione in italiano di 22 pagine e pure io ho avuto l’impressione di una gran confusione.

    Alcune affermazioni sembrano lasciare intendere che all’orizzonte ci siano seri problemi sul lato offerta ma, contemporaneamente, non esitano a prevedere una produzione totale in crescita, fino a quasi 100 milioni di b/g. e una produzione di greggio convenzionale che rimane stabile per altri 25 anni senza il minimo accenno al declino.

    Amesso pure che la cosa sia possibile, spieghino come!!
    La stima più ottimistica sulla URR (Ultimately Recoverable Resource) che ricordo è quella dell’USGS, pari a circa 2800 miliardi di barili.
    Considerando che circa 1200 miliardi gli abbiamo già estratti, ne rimangono ad occhio circa 1600 (parliamo sempre di una URR ottimistica). Se, come prevedeno, la produzione dovesse continuare a crescere fino al 2035, fanno altri 34 miliardi circa all’anno per 25 anni. Ovvero circa 850 miliardi di barili.

    Ora…se sommiamo questi 850 ai 1200 già estratti fanno oltre 2000 (duemila) miliardi di barili.

    Ma se la URR più ottimistica e di 2800 miliardi come pensano di arrivare a estrarne 2000 senza che la curva di produzione inizi a declinare!?!?!?!?
    Le ipotesi sono tre:

    1) Non sanno quello che dicono
    2) Sanno ma mentono per ragioni politico-finanziarie
    3) La URR è pari almeno a 3500 miliardi di barili se non 4000.

    Se fosse vera la terza lo dicessero, così almeno capiamo pure noi.

  2. andreaX said

    Non credo neanche ci sia bisogno di dire che le affermazioni del tecnico che tu avevi intervistato fossero perlomeno poco attendibili.
    Tempo un paio di anni circa ed i nodi arriveranno inevitabilmente al pettine.

  3. Hunter76Lima said

    Pinnettu, direi proprio che accendiamo la 2.

    Piccola nota sulla traduzione per la redattrice del blog: recovery si traduce con recupero, non ricovero.
    Se uno dice ricovero qua in Italia uno penso ad una casa di riposo per anziani …. non penso si intendeva questo per “sustainable recovery”!?!?! :-)

  4. Pinnettu said

    Intanto il direttore dell’IEA sostiene che se ci fossero investimenti adeguati, la produzione potrebbe salire da qui al 2035 di altri 50 milioni di b/g.

    A parte che sembrano sempre più numeri sparati a caso, verrebbe da chidersi perchè allora questi invetimenti non vengono fati.

    Le oil-company sono in assoluto le più grandi aziende a livello mondiale. Le più grandi di loro hanno fatturati superiori a quelli di intere nazioni.
    Sicuramente i loro consigli di amministrazione non prendono lezioni di economia e finanza da nessuno.
    E allora, se ci fosse la possibilità di un gigantesco business pari ad altri 50 mil b/g di greggio, perchè non ci si buttano a capofitto!?!?

  5. […] Per chi si chiede cosa sarebbero le riserve “undiscovered” esiste un grafico usato dalla International Energy Agency nel World Energy Outlook recensito da me: […]

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