O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Libra, altro petrolio pré-sal.

Pubblicato da oronero su 8 novembre 2010

Vediamo cosa scrivono i media italiani su Libra, il nuovo mega-giacimento trovato nelle acque davanti a Rio in Brasile: Ancora niente. Molto strano visto che di solito gonfiano anche la più piccola scoperta all’incredibile, e questa scoperta non è piccola per niente.

Io purtroppo non riesco a mettere le mani sul Corriere versione albero molto spesso, e la versione digitale non è completa mi pare. Forse qualcuno mi può confermare che non sono uscite notizie su Libra?

Ho trovato solo questo del 14 settembre. Molto corto, ma riporta informazioni esatte.

Un po’ più lungo ma la grandezza del giacimento potrebbe variare dal 3,9 a 15 miliardi, non da 7 a 15 miliardi. 7 miliardi di barili è la stima più probabile, non la minima.

È del 31 ottobre su la notizia che il Brasile a presto diventerá uno dei maggiori produttori di petrolio.

Oltre a questo, solo qualche blog.

Libra è certamente una scoperta notevole, che aumenta le riserve del Brasile dagli attuali 14 a 21 miliardi, se usiamo la stima più probabile. Le stime sono state certificate dalla Gaffney, Cline & Associates, e quindi non si tratta di pura fantasia, come nei casi dell’Arabia Saudita & Co. Qua parliamo di petrolio effettivamente “recuperável”. 

Il giacimento si trova a 230 km dalla Costa, prima sotto 2.000 metri di acqua e poi sotto 5.000 metri di sabbia, pietra e sale. Il giacimento si trova vicino a Tupi sempre nella regione pré-salt del Santos Basin. Molto scomodo e pericoloso da tirare su.

La scoperta è comunque una benedizione per la Petrobras che nel mese scorso è riuscita a finalizzare l’OPA più grande mai fatta. I 70 miliardi di dollari entrati faranno parte dei 240 miliardi di dollari necessari per finanziare il piano quinquennale d’investimenti nelle infrastrutture, esplorazione e sviluppo.

Petrobras finora aveva solo perso in borsa, -26% dall’inizio dell’anno, finché non è venuta fuori la notizia su Libra.

Il motivo del negativismo in borsa è in parte dovuto al buco nero di debiti che è la Petrobras, ma ultimamente anche per la totale delusione dei piccoli risparmiatori quando hanno capito che praticamente nessuno dei fondi grandi ha voluto investire in Petrobras. L’OPA era una finta, un pezzo di ingegneria economica necessario perché l’avanzo pubblico arrivasse ai 3,3% previsti dal governo brasiliano. Infatti 43,5 miliardi dei 70 sono arrivati dalla stessa Petrobras, dati al governo in cambio per 5 miliardi di barili di riserve petrolifere non ancora sviluppate. I soldi sono un prestito dal governo alla Petrobras. Per riassumere: il governo ha pagato se stesso, via un intermediario o due. Suona familiare. Ma almeno in Brasile, il brasiliano medio può comprare la benzina a un prezzo sovvenzionato.

Quindi in realtà mancano sempre più di 200 miliardi di dollari, che secondo me sono una goccia nel mare. Petrobras, la NOC con le piattaforme con pavimenti in legno.

Comunque ora trovano petrolio dopo petrolio, e buon per il Brasile.

L’ultima volta che hanno fatto una scoperta davvero grande si trattava di Tupi, nel 2006. Oggi Tupi produce ca 75.000 barili al giorno, ma per dicembre 2010 l’obiettivo è di 100.000 barili al giorno. Nel 2020, 15/quindici anni dopo la sua scoperta, Tupi produrrà 500.000 barili al giorno. Quando il giacimento sarà totalmente sviluppato, ci saranno 300 pozzi e 1.000.000 di barili al giorno, qua parliamo del 2030, 25/venticinque anni dopo la sua scoperta. Se trovano i fondi, e se il prezzo del petrolio rimane alto, e se trovano gli ingegneri e altro staff necessario. (un suggerimento ai neolaureati ing italiani: andate a lavorare in Brasile)

Tupi è grande come Libra. Se assumo che anche per Libra ci vorranno 5 anni per arrivare a 100.000 barili, siamo nel 2015. 25 anni per arrivare a 1.000.000 di barili, e siamo nel 2035, molto ma molto dopo il picco del petrolio. Libra è in effetti un grandissimo giacimento, ma la sua produzione massima è talmente lontano nel tempo che non ci cambia assolutamente niente.

Se siamo fortunati, nel 2030 produrremo 75 milioni di barili al giorno (giù solo dieci milioni dai 85 di oggi) ma per esempio un ex manager BP ci regala questo grafico, e secondo lui la produzione sarà 2/3 di oggi, quindi neanche 60 milioni di barili al giorno. Di cui petrolio Libra 1,5%, petrolio Tupi 1,5%.

Il mondo nel 2030 avrà bisogno di 130 milioni di barili al giorno. Si dovrà accontentare.

Ma non sono così sicura che il Brasile esporterà tutto questo petrolio. Il grafico è uno di quei grafici Keynesiani perfetti, praticamente solo crescita. La produzione dal 1965 è cresciuta in media 7,5% all’anno, il consumo è cresciuto in media 4,9% all’anno.

Se guardo solo gli ultimi 10/dieci anni ci sono cifre più ragionevoli, produzione +5,4% all’anno, consumo +1,7% all’anno.

E se gioco con i dati del consumo, da ottimista prendo la crescita media dal 2000 in poi, ca 1,8% all’anno, e non quella del 1965 in poi di 4,9% all’anno, per cui nel 2030 i brasiliani vorranno fare fuori 3.500.000 barili al giorno.

Finora il Brasile è sempre stato un importatore di petrolio: nel 2009 gli mancavano 380.000 barili al giorno.

Forse per un po’ di anni il paese riuscirà a esportare il petrolio, quando Tupi e Libra e qualche altro gigante non ancora scoperto regaleranno un eccesso. Diciamo che la curva della produzione potrebba superare il consumo nel 2015. Poi altri 10 anni di surplus di petrolio, e poi basta.

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5 Risposte a “Libra, altro petrolio pré-sal.”

  1. Paolo B. ha detto

    Dunque, stima del giacimento dai 7 ai 15 miliardi di barili; il mondo consuma annualmente, oggi, circa 30 miliardi di barili, quindi dai 3 ai 6 mesi di consumo in più.
    Tra l’altro la stima è sempre decisamente superiore all’effettiva capacità di un giacimento per cui é tutto da vedere quanto sia davvero “mega” il giacimento Libra che, a pieno sfruttamento, a mio avviso sarà destinato più al mercato interno che all’esportazione.
    Poi, 2 km sotto il mare e ulteriori 5 km di sabbia ne fanno un giacimento estremamente complicato tecnicamente da gestire e molto pericoloso dal punto di vista dei disastri ambientali.
    Infine, avere un vicino di casa affamato di petrolio come gli USA, non é un bene averne un po’in casa…

    • oronero ha detto

      Buongiorno!

      Comunque, la stima è di 3,9 à 15 miliardi, con la stima più probabile intorno ai 7.
      Si tratta di petrolio recuperabile. E i brasiliani sono bravissimi, lo tireranno su fino all’ultima goccia. Ancora il Brasile non è capace di esportare, ma probabilmente lo saranno fra qualche anno (io penso nel 2015), e anche se quella fase dura poco, aiuterà a renderci la vita meno complicata in fase di discesa.

      • Paolo B. ha detto

        Paradossalmente invece è da augurarsi pienamente che l’effettivo declino petrolifero inizi quanto prima, così da costringere i governi a “gestire” la decrescita, quantunque a mio avviso il tempo per far sì che questa sia “dolce” è scaduto.
        Vivere ancora qualche anno praticamente secondo lo stile di vita che conosciamo, ma soprattutto nella sostanziale mancanza di decise politiche post petrolifere da parte delle inattive elite dirigenti, comporterà una decrescita molto più drastica e dolorosa di quella che stiamo già vivendo in Occidente.
        Non decresceremo mai dolcemente, il business as usual non lo contempla proprio…

  2. Pinnettu ha detto

    Comunque è abbastanza normale che ci siano paesi ancora in grado di aumentare la loro produzione.

    Se così non fosse assisteremo ad una caduta verticale della produzione, che tralaltro non è prevista in nessun scenario post-peak.

    Queste scoperte non cambiano certo lo scenario complessivo, ma, come fà notare Anna, sono una fortuna per il Brasile!

    Noi picchisti a volte siamo portati a credere che queste scoperte siano buffale perchè sembra che cozzino con la teoria del picco.
    Invece no…di scoperte ce ne sono e ce ne saranno altre.
    Ala URR, che viene stimata in circa 2500-2800 miliardi di barili, ci si arriva sommando i giacimenti già esauriti, quelli in produzione e quelli ancora da scoprire.

    Direi quindi tutto nella norma.
    Altra cosa invece sono le “nuove scoperte” dei paesi OPEC…..

  3. [...] non diventerà mai un grande esportatore di petrolio, come invece avevo cercato di prevedere in un post di più di un anno fa. Avevo estrapolato la produzione e alcuni dati sulle riserve e pensato che [...]

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