O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Svezia, tante risorse ma zero petrolio

Pubblicato da oronero su 4 settembre 2010

Io sono arrivata da poco nel mondo dei blogger. L’idea era di scrivere di energia in generale, perché a Rio (dove mi trovo attualmente) è un tema che pervade tutto. Non solo perché attorno a noi tutti lavorano nel settore petrolifero, ma perché per i brasiliani, la prima cosa che fanno quando finalmente raggiungono lo stato di “classe media” è di comprare macchina, elettrodomestici, tenere la luce accesa, in parole povere, consumare energia.

Grafico dopo grafico sull’energia in generale, mischiato ad altre cose, la questione peak oil mi è sembrato sempre più importante. Praticamente tutto quello che mangiamo viene prodotto da un’industria alimentare totalmente dipendente dal petrolio. Peak oil, peak agricoltura. E qua i tecnonaivisti direbbero che la nonna andava al mercato e comprava la farina che il contadino vendeva dopo aver macinato il grano nel mulino del paese. Dopo preparava la pasta in casa. Se lo faceva la nonna, lo può fare anche la mia moglie. Lasciamo stare. (Peak oil, peak femminismo?)

Il problema è la scala.

Ci sono tantissime tecnologie che potrebbero liberarci dalla dipendenza dal petrolio, se fossimo in 100 milioni, e non in 7 miliardi.

In Svezia per esempio già nel 2005 la Volvo ha rilasciato un documento che dimostrava che l’industria automobile fosse a conoscenza di peak oil, e descriveva la necessità di produrre veicoli capaci di usare carburanti di origine non fossile. Il carburante più promettente è il DME, che può facilmente sostituire il diesel, ed è compatibile con le restrizioni più severi per le emissioni di gas serra. Oggi viene prodotto usando il gas fossile, ma è perfettamente possibile produrlo usando lisciva, il prodotto di scarto della produzione di polpa per l’industria tessile o cartacea. Di solito la lisciva viene bruciata generando non poca elettricità, ma gassificandola viene prodotto il metanolo, la base per il DME. La tecnologia in questo caso è stato sviluppato dall Chemrec , con sede a Piteå.

Ma anche in un paese densissimo di alberi e sparsissimo di persone si arriverebbe al massimo a coprire 46% del fabbisogno dei trasporti pesanti su strada: Scala quantitativa. Le tecnologie ci sono, ma non i volumi nelle risorse.

Il primo impianto trasformato dalla Chemrec per poter implementare la nuova tecnologia sarà pronta nel 2013. Se tutto fila liscio ci sono altri 22 impianti di produzione di polpa da trasformare, prima di poter fornire quei fantastici 46% di DME per il trasporto pesante. Una stima molto ottimista sarebbe tutto pronto per il 2020, l’anno in cui la Svezia doveva essere libero dalla dipendenza dal petrolio, come promesso da uno dei governi passati: Scala temporale. Non facciamo in tempo.

E i soldi? Ce ne vogliono di 3 miliardi di corone (300 milioni di euro) per ogni impianto trasformato, e gli investitori ancora non si sono messi in fila. Vediamo se pagherà la UE.

Quindi, quando i nostri esportatori (ora parlo da svedese), la Norvegia e la Danimarca, non esportano più, l’economia svedese diminuirà notevolmente. Perché l’agricoltura, la silvicoltura, i trasporti di merce, e i macchinari estremamente pesanti del settore costruzioni non potranno mai funzionare con elettricità.

E non parliamo del resto dell’Europa, sovrapopolato con ogni singolo metro quadro dedicato al grano. Li non ci sono neanche le risorse.

Ovviamente la Svezia dal 1996 fa parte dell’Unione Europea e potrebbe quindi essere costretta a condividere le notevoli risorse naturali con il resto dell’Europa. Secondo me la Svezia uscirà dall’Unione prima che questo potrà succedere.

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4 Risposte a “Svezia, tante risorse ma zero petrolio”

  1. Secondo me, la Svezia venderà con piacere a peso di oro zecchino tutto quel che potrà. Buon per loro. E’ anche possibile che vengano in qualche maniera colonizzati: il recente caso islandese fa paura. Ormai non servono più nemmeno le armi, basta un bel crack finanziario eterodiretto.

    In tutta la faccenda, vedo una cosa certa: noi imbecilli italici ricominceremo ad estirpare ogni erba, arbusto e fiorellino di cui disponiamo al fine di spedirlo nel fuoco. Con risultati discutibili.

    • oronero ha detto

      Ammetto che mi sono totalmente persa la colonizzazione dell’Islanda…da parte di chi? I creditori inglesi? Loro non hanno niente di esportabile mi pare, tranne l’acqua calda e pesce. Ovviamente il riscaldamento globale potrebbe rendere l’agricoltura islandese molto più facile e redditizia.

      • Mi riferivo almeno ai progetti che circolano attorno all’alluminio. Gli islandesi hanno l’idroelettrico, ed il recupero da bauxite è avido di energia a basso costo; il motivo per cui l’Alcoa cerca di abbandonare la Sardegna!

        Ora gli islandesi si sentono minacciati, temono di veder spuntare nuove dighe. Che servirebbero poi a pagare un debito che loro non hanno mai contratto. E in Inghilterra c’è anche chi medita di collegarli con linee DC sottomarine, tanto per semplificare il prelievo.

        A questo sarebbe il caso di aggiungere la pesca, già causa di incidenti con gli inglesi nel passato. Un altro ricco piatto davvero.

        Forse gli islandesi non hanno la forza di difendere un patrimonio del genere, e magari non gli conviene nemmeno.

        Staremo a vedere. Comunque, l’isola è un gioiello: non mi meraviglia che durante il crack bancario i russi si fossero fatti avanti offrendo di pagare tutto loro.

  2. Francesco ha detto

    E aggiungo che se la Svezia uscisse dalla UE per questo, avrebbe tutte le ragioni per farlo.
    Si parla tantissimo di energie alternative, un mare di chiacchere, perchè non si fanno i conti con l’enormità del problema della sovrappopolazione.
    Ciao!

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