Lloyds ci crede
Pubblicato da oronero su 15 giugno 2010
Lloyds è una delle imprese più antiche del mondo, con radici nella Lloyds coffee house, dove capitani e armatori si incontravano già nel 1688 per discutere finanziamenti e assicurazioni delle navi.
Il viaggio dell’indefinibile club/associazione/impresa per diventare l’assicuratore più conosciuto del pianeta è stato fatto a piccoli passi, e nel 1811 c’è stata una svolta fondamentale nell’adozione di una costituzione.
Durante gli anni, Lloyds è sopravvissuta alla battaglia di Trafalgar, al terremoto di San Francisco nel 1906 (dove io ho perso dei parenti, non assicurati ahimè), alla prima e seconda guerra mondiale, ai disastri connessi all’esplorazione dello spazio, alla caduta dell’impero britannico, e molto altro ancora.
Non so chi è l’assicuratore di Transocean e BP, ma se dovesse essere Lloyds, non ho dubbi che l’impresa vecchia 320 anni se la caverà ancora una volta.
Si può tranquillamente dire che si tratta di una delle aziende con più competenza nel risk management e risk assessment del mondo.
Ora Lloyds ha prodotto, insieme alla thinktank Chatham House un whitepaper di nome “SUSTAINABLE ENERGY SECURITY – Strategic risks and opportunities for business”
Scaricatelo qua, è lungo solo 45 pagine.
Il tema della relazione può essere interpretato come peak oil, e consiglia a aziende, dirigenti e imprenditori di prepararsi al più presto a un futuro con prezzi dell’energia in aumento e forniture insicuri.
Qualche commento mio in corsivo.
Cito e traduco dei passaggi.
Dall’introduzione:
…”andiamo verso un periodo di profonda incertezza sul modo in cui energia, calore e mobilità verranno prodotti, e su quanto dovremo pagare per queste cose.
Sarà diverso della normale volatilità dei mercati del petrolio o del gas? Sì, certamente.”
E spiega che i nuovi fattori sono la fine del facile accesso al petrolio, la necessità urgente di redurre le emissioni di anidride carbonica, e il notevole aumento della domanda dalle economie asiatiche, soprattutto la Cina.
“Tutto questo significa che l’attuale generazione di dirigenti – e i loro successori – saranno costretti a trovare un nuovo paradigma energetico. Come risulta chiaramente dalla relazione, ci si può aspettare cambiamenti radicali: i prezzi aumenteranno, e alcuni commentatori suggeriscono prezzi del greggio intorno ai 200 dollari al barile”
Poi segue un “Executive Summary” per manager con poco tempo da perdere per la lettura:
“1. Imprese che si preparano e approfittano della nuova realtà energetica prospereranno, in caso contrario ci potranno essere risultati devastanti”
“2. L’evoluzione dei mercati e fattori ambientali significano che non si può più contare sul basso costo delle tradizionali fonti di energia”
…
“4. Stiamo andando verso una diminuzione della fornitura di petrolio a livello globale, con aumenti vertiginosi dei prezzi”
e il mio preferito:
“5. Le infrastrutture per l’energia saranno sempre più vulnerabile a causa dei cambiamenti climatici, e operazioni in ambienti sempre più estremi.”
Segue la parte più importante, Trends, dove si nota anche una referenza al famoso Hirsch report del 2005, per di più ignorato dai media, che tra l’altro ha constatato che bisogna iniziare la transizione dei sistemi trasporti verso tecnologie non-petrolio almeno 20 anni prima del picco.
Siamo decisamente in ritardo su questo. Personalmente sto guidando una Chevrolet Astra con motore Flex, quindi fatto per etanolo e benzina, che però non gradisce affatto quando gli do l’etanolo. Vuole V-power, se no si rompe.
Un grafico interessante dimostra le varie previsioni per il prezzo del petrolio. Come già accennato in un altro post , non c’è il minimo consenso tra gli esperti.
Invece di fare copia e incolla del grafico prodotto da Lloyds/Chatham, che potete andare a guardare da soli, ho creato uno simile, con le informazioni trovabili in Internet. È più o meno uguale.
Come si vede dal grafico, i vari cani da guardia, EIA, IEA e OPEC, continuano con la politica dell’inesistenza del peak oil. Le banche sono meno ottimiste. O forse sono proprio ottimiste, dipende dalle posizioni che prendono.
Ma come dice il professore Paul Stevens di Chatham House:
“Una crisi di approvvigionamento appare probabile intorno al 2013 … data l’esperienza recente, un picco superiore a 200 dollari al barile non è infattibile “
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Il capitolo sulle energie rinnovabili è molto interessante. Lloyds/Chatham sono dell’idea che i paesi che riescono a implementare più energie rinnovabili sono i vincitori del futuro. Ma allo stesso tempo notano che sia vento che sole sono intermittenti e hanno bisogno di backup in forma di energia nucleare, e nuovi modi di immagazzinaggio e reti elettrici molto più intelligenti (smart grids) che dovranno essere capaci di trasportare elettricità oltre i confini nazionali.
Il report critica molto i governi per aver creato una situazione dove le tecnologie rinnovabili vivono una bolla che poi esplode, dovuto a finanziamenti dati o mancati. Politiche inconsistenti, crisi finanziaria, e prezzi estremamente volatili non creano un ambiente di sviluppo sostenibile e fiducioso.
Ancora più critico per le rinnovabili sono le scarse riserve delle materie prime necessari per la produzione dell’infrastruttura energetica, che renderà impossibile la commercializzazione su scala grande.
Le Rare Earth Minerals (REMs) si trovano al 97% in Cina. Senza p.es. il neodimio non possiamo produrre le turbine eoliche industriali, con generatori che hanno bisogno di calamite estremamente potenti. Quasi tutta la produzione del neodimio avviene in Cina che ora ne ha ristretto l’esportazione.
Altre fonti riportano che la Cina intenderà produrre le REM solo per uso nazionale, a partire dal 2012. Fine delle nostre rinnovabili.
I minerali che sono essenziali per la produzione della tecnologia eolica, solare, macchine ibride, immagazzinaggio etc., e che non possono essere prodotti a volumi più grandi di oggi, sono:
- Platina, Palladio, le REMs, Cobalto (batterie)
- Samario, Neodimio, Argento, Platina (macchine ibride)
- Silicone, Gallio, Argento, Oro (Energia alternativa)
- Litio, Zinco, Tantalo, Cobalto (Immagazzinaggio di energia)
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Continuando la lettura si parla anche di come dovranno cambiare l’infrastruttura e i trasporti.
Durante l’eruzione del volcano islandese alcune aziende svedesi e tedeschi e britanniche sono rimasti senza pezzi necessari per la costruzione dei loro prodotti. Questa aziende, tra i quali c’è anche la Volvo, usano la politica Just-In-Time. Non tengono mai niente in magazzino, e invece arrivano ogni giorni i pezzi richiesti, anche dall’altro lato del pianeta.
“Il modello aziendale ‘just-in-time’ (usato da molte società) vorrà dire che le interruzioni arriveranno di sorpresa e creeranno danni all’immagine. Di conseguenza, i risk manager dovrebbero calcolare se questo modello è adeguato per far fronte ai rischi emergenti della fornitura di energia.”
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Estremamente vulnerabili sono anche le industrie che consumano più energia: Petrochimica, siderurgia, cemento, cellulosa e carta, e alluminio. Queste industrie soffriranno doppiamente, prima dai prezzi altissimi dell’energia, e poi dalle recessioni che seguono ai crolli continui dell’economia.
E per concludere descrivono bene cosa succederà con il modello occidentale dell’industria alimentare:
“La produzione alimentare si trova a cavallo di vari settori d’attività ed è particolarmente dipendente dai combustibili fossili lungo tutta la catena di distribuzine – a partire da combustibili per le attrezzature necessari all’agricoltura, fino all’elettricità usata dalla cassa del supermercato.”
Ci possiamo aspettare di trovare scaffali vuoti ogni tanto. Chi ha mai viaggiato nell’ex USSR, o DDR, o altri paesi di simile struttura politica, si ricorderà la tristezza di entrare in un panificio e trovare una pagnotta in vendita, e dieci clienti in coda.
…
In fondo questa relazione non dice niente che ASPO non sta già dicendo da 10 anni. La differenza è che questa volta chi lo dice sta dall’altra parte, e rappresenta il capitale. Quindi si può finalmente essere sicuri che ci sarà un cambiamento del pensamento generale. Follow the money.
Come diceva Obama a febbraio quest’anno: “Sappiamo che il paese che sfrutta la potenza di energia pulita e rinnovabile guiderà il 21esimo secolo.”
Preferibilmente sviluppando tecnologie che non dipendono da minerali con riserve finiti, e/o concentrati geograficamente alla Cina.




silviu' detto
“Le Rare Earth Minerals (REMs) si trovano al 97% in Cina” e seguenti mi han fatto rizzare i capelli
Che dire se non grazie?
Anonimo detto
Il futuro sarà molto interessante