Esce il petrolio, entra il carbone…offshore
Pubblicato da oronero su 11 maggio 2010
Fra poco non solo il petrolio verrà estratto offshore, ma anche il carbone. Ci sono ben tre aziende inglesi che stanno pianificano di generare gas dal carbone sotto il mare inglese. Pare che la tecnologia abbia dei vantaggi rispetto alla tradizionale estrazione del carbone ma potrebbe diventare anche una grossa fonte di gas serra, a meno che le emissioni non vengano catturati.
La sigla UCG significa Underground Coal Gasification, cioè gassificazione del carbone sotteraneo, ed evita molte delle insidie ambientali delle centrali a carbone convenzionali e facilita cattura e stoccaggio del carbonio (CCS – carbon capture and storage). La tecnologia dà accesso alle riserve che sono o economicamente o fisicamente inaccessibili.
Ci potrebbero essere decine di miliardi di tonnellate di carbone gassificable sotto il suolo e mare del Regno Unito, molto più di quanto possa essere estratto in modo convenzionale.
Niente peak carbon quindi.
Secondo la UCG Association questa tecnologia “colma un vuoto prima di che venga raggiunto il Santo Graal, cioè l’energia da solo fonti rinnovabili”.
La Coal Authority ha concessi 11 permessi di ricerca a tre società. Questi permettono indagini e perforazioni per stabilire l’idoneità di un territorio, escludendo che la concorrenza faccia lo stesso.
Le aziende coinvolte sono piccole ma guidati da persone esperte del carbone, del petrolio e del gas. Hanno l’intenzione di sfruttare il carbone sottomarino, che evita il rischio di cedimento del terreno e presenta un minor numero di ostacoli normativi. Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso la perforazione direzionale, dove un albero verticale inserito in un terreno vicino alla costa può essere piegato lungo un giacimento di carbone orizzontale, raggiungendo il mare.
L’impresa australiana Riverside Energy Ltd ha licenze nel Northumberland, West Cumbria, Liverpool Bay, e due nel Firth of Forth.
Thornton New Energy Ltd, una parte della British Coal Gasification Ltd (BCG), ha una licenza per esplorare giacimenti di carbone sottomarino al largo della costa del Fife. Più di 1.000 metri sotto il livello del mare.
Le due aziende hanno annunciato il 20 aprile che avrebbero lavorato insieme per esplorare e sviluppare i loro interessi scozzesi, per un totale di 240 chilometri quadrati di fondo marino. Il progetto passerebbe dall’esplorazione alla gestione commerciale nel giro di due o tre anni.
Il progetto pilota è una centrale di 10 MW, con il sostegno del consiglio di Fife. Il piano include la gassificazione di quantità molto più grandi di carbone sul luogo, la costruzione di un impianto di liquidificazione del gas per produrre diesel sintetico, e una centrale elettrica più grande alimentata ad idrogeno.
La terza azienda con licenze è la Clean Coal Ltd, che aprirà per investimenti l’anno prossimo. Pensano di cominciare a vendere nel 2014.
In futuro gli UCG saranno i combustibili fossili più economici per gli impianti a carbone sotto regolamento CCS.
Le tecnologia UCG è stata usata per la prima volta nella Unione Sovietica, e poi usato sia in Cina e in Mongolia. Il SudAfrica costruirà un impianto di 350MW per il 2012.
Come funziona
Nella forma più semplice, la tecnologia prevede l’iniezione di acqua e ossigeno sotto pressione in un giacimento di carbone attraverso un foro. Il carbone quindi si innesca da solo, oppure la reazione viene avviata elettricamente o chimicamente.
Il carbone, l’acqua e l’ossigeno reagiscono per produrre idrogeno, monossido di carbonio, CO2 e metano. Queste sostanze escono attraverso un altro foro e i contaminanti quali catrami e fenoli vengono rimossi.
Non vengono prodotti ossidi di zolfo. La reazione di gassificazione produce idrogeno solforato e solfuro di carbonile (COS), entrambi i quali possono essere facilmente assorbiti e convertiti in sottoprodotti solidi durante la fase di depurazione.
Il gas purificato può quindi essere utilizzato per produrre idrogeno e idrocarburi sintetici, con il CO2 dal processo di gassificazione catturato e immagazzinato. Questo modello permette che gli idrocarburi vengono distribuiti e bruciati nei veicoli di strada, non easattamente un processo di basso contenuto di carbonio. In alternativa, i gas possono essere bruciati in una centrale elettrica, ad una maggiore efficienza di un impianto a carbone tradizionale.
L’approccio risulta in emissioni basse o trascurabili di inquinanti atmosferici, come i particolati, mentre gli impianti UCG avrebbero meno impatto visivo, e con meno rumore e polvere delle miniere di carbone a cielo aperto o in profondità. La tecnologia evita anche di generare cumuli in superficie. Giacimenti di carbone svuotati potrebbero essere utilizzati per la CCS.
Lo svantaggio principale per la tecnologia, se le emissioni di CO2 diminuiranno, è l’inquinamento potenziale delle acque sotterranee.
Combustibili fossili non convenzionali spesso richiedono una notevole quantità di energia durante la produzione, il che aumenta la loro impronta di carbonio e accelera il loro esaurimento. Il “ritorno energetico sull’investimento energetico” (EROEI) per le sabbie bituminose è 6:01-02:01. Visto che l’UCG è ancora troppo nuovo non ci sono i numeri per questa tecnologia.
Ma secondo BCG, il sistema della società avrebbe un EROEI di 17:1 senza CCS, e 10:1 con abbattimento – simile all’estrazione di petrolio offshore.


riccardo detto
galattico !
chissà se mai la cosa funzionerà davvero, e con un EROEI attorno a 10…
argomento da monitorare
grazie alla blogger